A San Pellegrino si gira The Decameron, la serie Netflix ispirata al capolavoro di Boccaccio
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VITERBO - (Foto Pro Loco Viterbo). Il capoluogo della Tuscia diventa set per le riprese del The Decameron targato Netflix. Le riprese sono in corso in questi giorni e a fare da sfondo ci sarà anche un altro pezzo di Tuscia: il castello Ruspoli di Vignanello. 

VITERBO – (Foto Pro Loco Viterbo). Il capoluogo della Tuscia diventa set per le riprese della serie televisiva, in otto puntate, The Decameron targato Netflix. Le riprese sono in corso in questi giorni a San Pellegrino e a fare da sfondo ci sarà anche un altro pezzo di Tuscia: il castello Ruspoli di Vignanello. 

La nuova serie di Netflix è liberamente ispirata al Decamerone, la famosa raccolta di racconti d’amore arguti, spumeggianti e talvolta tragici dell’autore italiano del XIV secolo Giovanni Boccaccio. Il Decameron è ambientato nel 1348, quando la peste nera, la pandemia più letale della storia dell’umanità che ha ucciso fino a 200 milioni di persone, colpisce duramente Firenze. Un gruppo di nobili viene invitato a ritirarsi con i propri servitori in una grande villa nella campagna italiana ad attendere e cercare di sviare la pestilenza con una sontuosa vacanza. Ma quella che inizia come un’avventura sulle colline toscane si trasforma in una lotta per la sopravvivenza.

La serie esamina i temi attuali dei sistemi di classe, delle lotte per il potere e della sopravvivenza in una pandemia con un tocco di leggerezza, grazie a un gruppo di personaggi affascinanti e divertenti.

“Come sempre in queste circostanze, chiediamo a cittadini e residenti un po’ di pazienza, perché sono investimenti importanti per Viterbo, soprattutto in periodi di bassa stagione turistica come questo. Grazie a chi fa sentire questi professionisti a casa, perché l’accoglienza e il clima disteso sono ingredienti umani importanti per alimentare queste opportunità”. Così il sindaco di Viterbo Chiara Frontini. 

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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