A San Martino una manifestazione "diversamente civile"
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Le parole scritte da alcune realtà per specificare che la manifestazione in realtà sia contro il sistema d’accoglienza che "è solo un grande business” o contro un business che "è funzionale solo alla malavita” non distolgono lo sguardo però da quello che il titolo e lo slogan della manifestazione.

Le parole sono importanti e spesso fanno la differenza tra una manifestazione civile e una diversamente civile. È il caso di quella organizzata per martedì 7 marzo a San Martino al Cimino quando alle 14.30 alcuni cittadini, movimenti civici e partiti politici della destra e del centrodestra locale si riuniranno in piazza Mariano Buratti per dire “No immigrati”. No immigrati, come da titolo e manifesto.

Dopo mesi in cui molti di loro hanno sottolineato più o meno convintamente lo sconforto di fronte ad una accoglienza sempre più gestita in grandi gruppi e senza dignità per i richiedenti asilo (vedasi il caso dell’ex Fiera), domani saranno tutti insieme in piazza con alcuni cittadini per manifestare.

Le parole scritte da alcune realtà per specificare che il sit-in in realtà sia contro il sistema d’accoglienza che “è solo un grande business” o contro un business che “è funzionale solo alla malavita” non distolgono lo sguardo però da quello che è il titolo e lo slogan della manifestazione. Una manifestazione che è contro le persone e non contro il sistema o mafia capitale, dei quali i migranti sono vittime, al più. 

Lo dicono le parole e sono parole dalle quali si dovrebbe prendere le distanze, se si volesse evitare l’equivoco. Sotto la maschera della lotta per la dignità dei migranti, con questa manifestazione, emerge infatti troppo chiaramente infatti un’altra faccia: quella della lotta contro gli immigrati, contro le persone. Ed è questo che trasforma una manifestazione da civile a diversamente civile: pacifica nei modi, ma piena di risentimento nel sottotesto. 

La cronaca di questi giorni poi mette in luce anche un altro fatto: l’assenza totale di uno spirito critico del centrosinistra cittadino, troppo impegnato nelle battaglie di bottega per formulare e comunicare un pensiero su quanto di grave sta accadendo sulle politiche di accoglienza. Ma questo è un altro discorso.

 

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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