
VITERBO – A meno di una settimana dalla possibile apertura dei centri estivi (il 15 giugno la data stabilita dal Governo), a Viterbo le famiglie non sanno ancora se potranno contare o meno su questo servizio. Nell’incertezza più totale anche gli organizzatori che aspettano indicazioni precise da parte di Asl e Comune su cosa fare.
A complicare il tutto una comunicazione arrivata in questi giorni ai Comuni da parte del Servizio igiene pubblica della Asl, secondo cui la ripartenza di queste attività rientra sotto le norme che regolano il funzionamento delle strutture socio sanitarie, la legge 41del 2003. Un “fraintendimento”, secondo l’assessore ai Servizi sociali del Comune di Viterbo, Antonella Sberna, secondo la quale alla Asl avrebbero fatto confusione tra centri estivi e centri diurni per minori, equiparando due situazioni completamente differenti: “Come se una attività ludica fosse paragonabile a un servizio socio assistenziale di carattere riabilitativo”.
In attesa di capire come Comune e Asl risolveranno questa grana, a forte rischio ci sarebbe l’organizzazione stessa dei Grest, i campi estivi delle parrocchie. Al momento non sono arrivate ancora comunicazioni ufficiali da parte della curia, ma a quanto sembra le condizioni previste dalle norme anti Covid renderebbero impossibile o quasi il loro svolgimento. Tra i problemi maggiori, la difficoltà da parte delle parrocchie nel “reclutare” animatori maggiorenni: in base alle nuove linee guida questo ruolo infatti non può essere più svolto da ragazzi sotto i 18 anni, come invece avveniva prima.
Di tutti questi problemi si è parlato ieri in Consiglio comunale. Durante la seduta, esponenti dell’opposizione hanno chiesto infatti chiarimenti sull’avviso emesso dal Comune per l’organizzazione dei campi estivi, con il quale si stanno raccogliendo le istanze di enti o soggetti terzi “Quest’anno – ha risposto Sberna – non organizzeremo attività in proprio”. L’assessore ha poi spiegato che con la Asl sono in corso delle riunioni per cercare di trovare una soluzione alla questione delle autorizzazioni. “All’inizio pensavamo a due procedure separate in modo che le strutture sapessero quali fossero le disposizioni del Comune e quelle della Asl. Poi lunedì è arrivata questa lettera che ha complicato la situazione. Spero in un dialogo serio tra le istituzioni per uscirne fuori”.


















