'A qualcuna piace il calcio' - una giovane regista viterbese conquista la rete
calcio
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Una serie di corti web firmati da una squadra di cui è parte una regista viterbese, Silvia D'Orazi, sta conquistando la rete. Tanto da finire su Repubblica.it.
Silvia D’Orazi

Il calcio è fatica, tempo pieno, storie incredibili e una passionaccia che butta giù le mura di quello che spesso si crede impossibile. Il calcio femminile è forse la più alta rappresentazione di tutto questo. La Res Roma, squadra in rosa della capitale, è un esempio bello solido di ciò. ‘A qualcuna piace il calcio’ è invece una web serie, che porta la firma di ‘Stanza 101’ (gruppo di comunicatori, anche qui tutte donne) e di Silvia D’Orazi, trentenne viterbese e regista. Oggi forse più regista che viterbese.

Sette puntate per raccontare cosa c’è dietro il calcio femminile, un intreccio di storie dentro e fuori il rettangolo di gioco. Palleggi, spogliatoi, trasferte in nord Italia sui pullmini noleggiati. Eppoi flessioni in palestra, risate, interviste con tanto di elmo da antico romano, le partite, la fisioterapia e la bellezza di ragazze che danno tutto per un gioco che di certo non le ripaga come gli omologhi maschi. Poi questa roba arriva sulle pagine web de La Repubblica e macina click dietro click.

Un prodotto bello, che merita di essere vissuto direttamente sul canale youtube di ‘A qualcuna piace il calcio’. Nella speranza, perché no, che questi mondi incredibili diventino qualcosa di proporzionalmente grande alla passione e l’estro di chi li interpreta.

 

 

 

 

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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