A Pratogiardino c'è un'oca innamorata di un palo ma in realtà è sola e "bullizzata"
foto oca innamorata pratogiardino viterbo
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VITERBO - Un'oca innamorata di un palo. Sta sempre vicino a lui, gli gira intorno. I più fantasiosi hanno anche parlato di baci e tenere coccole. La storia dell'oca di Pratogiardino innamorata di un lampione si sta facendo breccia nell'immaginario collettivo viterbese, passando di bocca in bocca. 

VITERBO – Un’oca innamorata di un palo. Sta sempre vicino a lui, gli gira intorno. I più fantasiosi hanno anche parlato di baci e tenere coccole. La storia dell’oca di Pratogiardino innamorata di un lampione si sta facendo breccia nell’immaginario collettivo viterbese, passando di bocca in bocca. 

Peccato che dietro a tutto ci sia una qualcosa di piuttosto triste, su cui è intervenuto in queste ore anche Michele Villetti, artista viterbese e docente di musica già noto per il suo rapporto speciale con le volpi di cui La Fune ha già raccontato portando quella storia all’attenzione dei media nazionali. Villetti si è recato personalmente a Pratogiardino e ha capito cosa c’è dietro la storia dell’amore tra l’oca e il palo. Una situazione di solitudine e di “bullismo” animale, cui cui chiede a Palazzo dei Priori di intervenire. 

“Mi segnalano nella mia città questa oca, la quale si trova da mesi ferma vicino a questo palo. Poco fa sono andato a vedere di persona e non riesce ad avvicinarsi al laghetto del parco perché è l’unica della sua specie ( ci sono germani reali e altre anatre che credo la cacciano, essendo sola). Le cose da fare sarebbero due a mio avviso: o portare almeno un’altra oca della stessa specie presso prato giardino ( dove si trova ora, è il giardino pubblico di Viterbo per intenderci), oppure prenderla e portarla in una fattoria dove ci siano altre oche come lei. Chiedo cortesemente un confronto anche con le autorità locali o con chi potrebbe avere soluzioni”. L’appello lanciato da Villetti.

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Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti ...
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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