A Natale mangia local per regalarti un clima migliore. Slow Food propone la campagna “Menu for change”
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Le festività natalizie offrono l’occasione per famiglie e amici per ritrovarsi intorno a tavole imbandite per gustare menu preparati con cura e riscoprire le ricette della tradizione. Non sempre, però, si è consci che essere più attenti alla provenienza del cibo può significare contribuire a regalarsi un clima migliore.

Le festività natalizie offrono l’occasione per famiglie e amici per ritrovarsi intorno a tavole imbandite per gustare menu preparati con cura e riscoprire le ricette della tradizione. Non sempre, però, si è consci che essere più attenti alla provenienza del cibo può significare contribuire a regalarsi un clima migliore.

Su questo aspetto da alcune settimane Slow Food – l’organizzazione internazionale fondata da Carlo Petrini promotrice del cibo buono, pulito e giusto – ha lanciato il progetto “Menu for change” con l’intento di stimolare i consumatori ad acquisti più consapevoli. Sempre più spesso, infatti, ricorriamo ad alimenti che percorrono lunghissime distanze in aereo, via mare, su rotaie anziché arrivare direttamente dai campi; a cibi confezionati o refrigerati in celle con un grosso dispendio di energie; a prodotti che non sarebbero naturalmente disponibili nel luogo in cui sono venduti. In alcuni casi è inevitabile (caffè e cacao, ad esempio), ma spesso si tratta di cibi che potremmo trovare anche vicino a casa.

Conoscere e privilegiare le produzioni locali, sostenibili e di piccola scala è cruciale per mitigare l’impatto del clima sull’ambiente. I cibi locali sono anche più freschi, più buoni e fanno bene alla salute! Sceglierli significa consumare meno energia, produrre meno emissioni e ridurre gli sprechi. Inoltre coltivare molte varietà, ciascuna adatta a condizioni climatiche diverse, permette di salvare la produzione in caso di cambiamenti ambientali, oltre a garantire una dieta più ricca di gusto e più nutriente.

Cosa si può fare concretamente? Qualche esempio concreto: scegliere il mercato contadino più vicino o una piccola azienda locale; privilegiare i cibi del territorio e di stagione; riscoprire le ricette della tradizione del proprio Comune; regalare prodotti tipici locali di cui si è certi della qualità e genuinità.

Inoltre sotto l’albero possiamo mettere un dono speciale: l’iscrizione a Slow Food per un anno. Un regalo originale per diventare soggetti attivi dei tanti progetti Slow Food presenti nel mondo come: Presìdi, Arca del Gusto, orti, rete
dei cuochi, comunità del cibo. Ma anche per sostenere le campagne per un’agricoltura libera dagli Ogm, raggiungere lo spreco zero, a favore di un consumo consapevole di carne e di pesce, a favore del latte crudo, contro le onoculture e l’uso dei pesticidi e fertilizzanti. Inoltre si possono tutelare la biodiversità alimentare, proteggere migliaia di produttori di piccola scala e, come consumatori, scegliere in modo diverso, consapevole.

Il prezzo della tessera annuale di Slow Food è 25 euro; fino a 30 anni, 10 euro. Per ulteriori informazioni contattare la Condotta di Slow Food Viterbo e Tuscia (tel. 331.9031439 – 335.318537 / Pagina Facebook “Slow Food Viterbo”) o
visitare il sito www.slowfood.it

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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