A Canino 10 rifugiati da Senegal e Gambia, malumori diffusi in paese e sul litorale
Rifugiati
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10 rifugiati arrivano nell'agriturismo 'Le Cascine', trasformato in pratica in un centro d'accoglienza dal Ministero dell'Interno. E in paese monta il malumore, il sindaco: "Situazione già difficile, il 20% dei residenti qua è straniero".

Centri d’accoglienza per rifugiati, anche la Tuscia alle prese con lo scottante problema. I riflettori sono puntati su Canino, paese di cinquemila anime e 20% di stranieri. Il 25 aprile, giorno della Liberazione, sono arrivati 10 immigrati, poco più che ragazzi, da Senegal e Gambia.

Il concretizzarsi di una notizia che sta creando diversi malumori in paese. La notizia che l’agriturismo ‘Le Cascine’ è stato ritenuto dal Ministero dell’Interno una struttura idonea per l’accoglienza di queste persone in fuga da guerre e persecuzioni.

Si parla di diverse decine di posti a disposizione e nel paese la popolazione è preoccupata. La scorsa settimana si è tenuta anche un’assemblea pubblica organizzata da ‘Cittadinanza Attiva’. Una onlus che è nata con l’obiettivo di migliorare le condizioni di sicurezza sul territorio. La presenza già di tanti stranieri a Canino crea situazioni di attrito con la popolazione nativa. Il sindaco Mauro Pucci si dichiara contrario a centri d’accoglienza sul proprio territorio. “Non per non aiutare queste povere persone – ci tiene a dire -, ma perché la situazione sul litorale è già abbastanza delicata. Ci sono tanti stranieri e la convivenza sta diventando pesante. Anche perché le persone disoccupate aumentano e molti redditi sono praticamente da fame. Questo inasprisce gli animi”.

La preoccupazione nella popolazione è aumentata dalla notizia che nella vicina Civitavecchia potrebbe essere trasformata in un centro d’accoglienza l’ex caserma De Carolis. Secondo indiscrezioni sarebbero stati stanziati 5 milioni di euro per la ristrutturazione della stessa.

Ma un’altra questione che in molti sollevano è l’interrogativo su come sia possibile trasformare un agriturismo, tipo di struttura che ha goduto di finanziamenti pubblici per promuovere l’accoglienza turistica, trasformarsi in un centro per rifugiati.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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