
VITERBO – In questo 2026 sono 800 anni dalla morte di Francesco, forse il più grande santo della Cristianità. E Santa Rosa, la piccola santa viterbese così simile al santo di Assisi, tanto da essere terziaria, è contemplata tra i grandi francescani della storia.
Così gli 800 anni dalla fine della vita terrena di Francesco dovrebbero diventare, con intelligenza, un’occasione anche per Viterbo. Questo sotto molti punti di vista, non solo quello delle opportunità economiche per intenderci. Non dimentichiamo che Francesco è patrono d’Italia e da tempo è stato istituito un Comitato Nazionale per la celebrazione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi.
Avere come patrona, nel caso viterbese, una grande francescana dovrebbe rappresentare un’opportunità di crescita economica, promozionale, culturale, spirituale. Quante di queste sfide il capoluogo della Tuscia sarà in grado di cogliere? Per quante di queste si sta preparando? A che progetti prenderà parte? Che iniziative Palazzo dei Priori ha immaginato o sta immaginando? Al momento non abbiamo informazioni in merito, che però saremo felici di dare qualora arrivassero.
Ogni anno ad Assisi arrivano per Francesco 5 milioni di visitatori: pellegrini, turisti, curiosi affascinati dall’esempio e dalla parola di quest’uomo che visse plasmando il mondo seguendo la strada del Vangelo. Per gli 800 anni saranno ragionevolmente molti di più. Sul santo di Assisi si stanno scrivendo diversi libri. Di questi uno è campione di vendite: ‘Francesco. Il primo italiano’ di Aldo Cazzullo.
E mentre chi scrive libri su Francesco contribuisce a costruire e coltivare l’interesse e il mito di Assisi, di riflesso arriva a toccare e quindi a comunicare anche l’esistenza di Viterbo. Aldo Cazzullo infatti nel suo libro già best seller parla di Viterbo, racconta della sua patrona Rosa e di quella Macchina devozionale così importante da diventare patrimonio Unesco. Potremmo dire proprio un bello spot, ragionando in termini economici, regalato alla città di Viterbo in buona sostanza da Santa Rosa.
Palazzo dei Priori ha immaginato di raccontarsi ad Assisi nel 2026? Sta immaginando di dire al mondo che andrà ad Assisi che il tre settembre 2026 esiste la Macchina di Santa Rosa? Ci sono diversi modi per portare a casa questa azione: realizzare convegni e iniziative ad Assisi oppure più banalmente comprare spazi pubblicitari che saranno visti da milioni di persone.
Poi c’è tutta la dimensione spirituale e gli 800 anni dalla morte di Francesco rappresentano un’occasione per la città anche per ripensarsi sotto questo punto di vista. Quanti luoghi pubblici di Viterbo parlano di Francesco? Forse un modo per inserirsi in questo flusso, sicuramente emozionante e positivo, potrebbe essere quello di dedicare un grande parco viterbese al santo. Potrebbe essere sensato superare l’intitolazione, che sembra non avere portato bene, di Pratogiardino a Lucio Battisti e cercare di segnare l’inizio di un nuovo destino intitolandolo a San Francesco oppure si potrebbe pensare di intitolare proprio a San Francesco, negli 800 anni dalla morte, il nuovo parco di Valle Faul.
La faccenda, quella degli 800 anni di San Francesco, è talmente importante (a capirla) che chi ha la “mazza del maggiordomo” in mano a via Ascenzi forse potrebbe immaginare di inventare una nuova delega da consegnare a qualche uomo o donna dell’attuale giunta. Magari andava fatto un paio di anni fa ma meglio fare poco, a questo punto, che rischiare di fare nulla. La politica, dopotutto, l’amministrazione di un territorio è visione e idee. Ecco, su questo, invitiamo la sindaca e la sua giunta a riflettere.


















