

VITERBO – Meno cittadini, più cemento. È la fotografia impietosa che arriva dai numeri del consumo di suolo nella provincia di Viterbo, un cortocircuito territoriale dove la superficie artificiale continua a espandersi inesorabilmente mentre la popolazione diminuisce. Una dispersione urbana inefficiente che lascia in eredità un dato su tutti: ben 554 metri quadrati cementificati per ogni singolo abitante dell’intero territorio provinciale.
Un quadro dettagliato, consultabile comune per comune e analizzando un territorio provinciale dopo l’altro grazie alle analisi messe a disposizione dal portale suolodata.it, che scatta una radiografia impietosa dell’area viterbese dal 2016 al 2024. In questo arco temporale, la provincia di Viterbo ha continuato ad aumentare la superficie artificiale con un incremento di 1.191,4 ettari, pari allo 0,33% in più della superficie provinciale.
Uno stock che porta la copertura artificiale complessiva al 4,7% su una media regionale dell’8,2% (posizionando la provincia al 4° posto su 5 nel Lazio), ma con dinamiche che corrono veloci e preoccupano. Se si guarda nello specifico al capoluogo, il quadro restituito dalla piattaforma digitale non cambia: a Viterbo la superficie coperta artificialmente sale al 6,2%, con un profilo strutturale che si attesta sui 383 metri quadrati di cemento per abitante.
Il problema, evidenziato dai dati tecnici raccolti su suolodata.it, non è soltanto estetico o di pianificazione urbanistica. La sigillatura permanente del suolo cancella le sue funzioni ecologiche vitali, alterando irreparabilmente il ciclo naturale ed esponendo il territorio a rischi enormi, a partire da quelli legati al dissesto e alla crisi idrica.
A livello provinciale, l’impermeabilizzazione impedisce l’assorbimento di ben 873,7 milioni di litri di acqua piovana all’anno — l’equivalente di circa 349,5 piscine olimpioniche che non riescono a penetrare nel terreno per ricaricare le falde, aggravando la siccità strutturale, mentre durante le bombe d’acqua rischiano di sovraccaricare istantaneamente le reti fognarie. A questo si aggiunge il mancato stoccaggio di 3.883,2 tonnellate di CO₂, pari alla capacità di assorbimento annuale persa di circa 176.509 alberi.
Se si restringe lo sguardo al solo comune di Viterbo, i numeri parlano di 95 milioni di litri di pioggia non assorbiti (pari a circa 38 piscine olimpioniche) e di 422,3 tonnellate di CO₂ non stoccate, ovvero l’equivalente di 19.196 alberi in meno.
Numeri pesanti, che allontanano pericolosamente la curva di crescita artificiale dagli obiettivi europei di neutralità del suolo fissati per il 2050. Per invertire la rotta, l’appello che arriva dagli esperti si rivolge direttamente alle amministrazioni, chiamate a puntare con decisione su pratiche di rigenerazione urbana.
Tra le soluzioni indicate figurano la desigillazione (depaving) — ovvero la rimozione di asfalto superfluo da cortili scolastici, piazze e parcheggi dismessi per restituire spazio al suolo vivo —, la realizzazione di infrastrutture verdi e rain gardens per assorbire i deflussi stradali, e l’introduzione obbligatoria di pavimentazioni drenanti e asfalti porosi per i nuovi interventi. Interventi non più rimandabili per curare un territorio che continua a soffrire sotto il peso di una colata di cemento fuori tempo massimo.

















