
Dall’ex mattatoio di Valle Faul 44 artisti riaccendono con forza l’attenzione sul problema arsenico nelle acque della Tuscia e del suo capoluogo. Una sorta di “avvelenamento” di massa che continua, nonostante le direttive dell’Unione Europea e quanto scritto riguardo ai problemi alla salute, derivanti dal consumo di acqua all’arsenico, dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
L’hanno chiamata ‘Sogni in H2O’, una mostra collettiva andata in scena lo scorso fine settimana all’interno della struttura della Bic Lazio. Una due giorni che ha riscosso un grande successo di pubblico, curata da Elisabetta Bernardinetti e Daniela Wicke e in collaborazione con l’associazione EUREKA.
Una mostra efficace, con istallazioni potenti e capaci di scatenare emozioni anche forti. Una bomba le bottigliette d’acqua della Tuscia con l’etichette dedicate a ogni zona. Acqua di Viterbo: arsenico e vecchi merletti; Acqua di Montalto di Castro: acqua pesante; e così via … Un calamaro gigante morto ha impressionato i presenti e acceso i riflettori anche su un secondo problema: l’enorme quantità di plastica che utilizziamo ogni giorno per soddisfare i nostri bisogni di acqua pulita. Plastica che finisce nell’ambiente e nei mari, dove si traduce in morte per molte specie animali. Sapete che si stanno formando negli oceani dei veri e propri continenti di plastica?
44 artisti per riflettere, per dire chiaro a chi amministra questa provincia di fare presto perché non è possibile lasciare un intero territorio senza vera acqua potabile. Un modo intelligente per tenere alta l’attenzione e non arrendersi alla palude quotidiana, anche su temi così nevralgici.


















