

400 PAROLE – Negli anni passati un autore viterbese che si cela sotto lo pseudonimo di Johann Beistler pubblicava periodicamente sul quotidiano online La Città (diretto da Mauro Galeotti) alcuni suoi brevi scritti. Il contenuto era tra fantascienza e fantasy, con un occhio spesso ironico sull’oggi, e ogni raccontino non doveva superare le 400 parole.
Raggiunta quota 40 raccontini, terminata nel frattempo l’esperienza de La Città, Johann Beistler pubblicò quelli editi (40) con il titolo di “Fantasy max 400 parole”, per i tipi de La Bussola, nel 2022. I vecchi raccontini di Beistler hanno una data che spazia dal 1963 al 2021. Oggi Beistler ha disponibili una trentina di nuovi raccontini, scritti tra il 2022 e il 2025, e ha contattato La Fune – Il Giornale dei Viterbesi (quindi anche il suo) per pubblicarli periodicamente.
Anche questa settimana la pubblicazione dei racconti di Johan Beistler per i lettori de La Fune.
Il 27 luglio 1925 Isabella C. e Alfonso B. – diciotto anni lei, ventuno lui – presero il largo su una barca a remi per una gita romantica sul lago. Da riva, alcuni gitanti osservarono i due ragazzi scambiarsi un romantico bacio, e quelle due figurette in barca rimasero a lungo a fare da coreografia al maestoso scenario azzurro del grande specchio d’acqua.
La tempesta giunse improvvisa; il cielo si oscurò in un momento, poi ci furono rovesci di pioggia battente e violente raffiche di vento spazzarono la superficie del lago, divenuta d’un colpo grigia e agitata. I gitanti si rifugiarono sotto una tettoia usata dai pescatori del posto; uno di loro volle controllare dove fosse finita la barca dei ragazzi, ma non ne vide traccia. Sperò che i due si fossero riparati in tempo.
Di quei ragazzi non si seppe più nulla e mai più nulla si trovò di loro. Li piansero a lungo i genitori e i parenti e la loro divenne quasi una triste leggenda narrata a volte nelle sere d’inverno dagli abitanti del luogo.
Il 27 luglio 2025 alcuni gruppi di gitanti stavano facendo picnic sul prato antistante la riva del lago. Mentre si godevano la vista di quelle acque azzurre, si accorsero di due ragazzi in barca, vestiti con una strana foggia che ricordava la moda del cinema muto d’altri tempi, intenti a scambiarsi un romantico bacio. “Ma stanno girando un film?” si chiese più d’uno incuriosito.
La tempesta giunse improvvisa; il cielo si oscurò in un momento, poi ci furono rovesci di pioggia battente e violente raffiche di vento spazzarono la superficie del lago, divenuta d’un colpo grigia e agitata. I gitanti si rifugiarono di corsa sotto la tettoia di un bar lì nei pressi; uno di loro volle controllare dove fosse finita la barca dei ragazzi, ma non ne vide traccia. Sperò che i due si fossero riparati in tempo.
Di quei ragazzi non si seppe più nulla. Nessuno ne denunciò la scomparsa, non risultarono barche mancanti o persone sparite durante il temporale. Così finì ogni preoccupazione fra la gente del posto: evidentemente avevano fatto in tempo a rientrare.
Solo una vecchina ultracentenaria, osservando il lago dalla finestra della sua abitazione dall’altra parte della strada, chiese più volte ai passanti: “Ma erano Isabella e Alfonso?” E quelli a guardarla scuotendo la testa. Sempre la solita Teresina, con quella vecchia storia…
Da una storia vera. Vedete voi se ascriverla ai viaggi nel tempo, alla trasposizione multidimensionale, al metaverso o chissà cos’altro. Non sottovaluterei l’intuito di Teresina…
398 parole, agosto 2025


















