400 Parole - Storia d'amore
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Attenti alle interconnessioni temporali. Il tempo, si sa, è molto soggettivo e bisogna padroneggiarlo con giudizio. Sennò, come avrebbe fatto Dio a creare il mondo in meno di sette giorni e Matusalemme a vivere santamente per 969 anni?

Negli anni passati un autore viterbese che si cela sotto lo pseudonimo di Johann Beistler pubblicava periodicamente sul quotidiano online La Città (diretto da Mauro Galeotti) alcuni suoi brevi scritti. Il contenuto era tra fantascienza e fantasy, con un occhio spesso ironico sull’oggi, e ogni raccontino non doveva superare le 400 parole.

Raggiunta quota 40 raccontini, terminata nel frattempo l’esperienza de La Città, Johann Beistler pubblicò quelli editi (40) con il titolo di “Fantasy max 400 parole”, per i tipi de La Bussola, nel 2022. I vecchi raccontini di Beistler hanno una data che spazia dal 1963 al 2021. Oggi Beistler ha disponibili una trentina di nuovi raccontini, scritti tra il 2022 e il 2025, e ha contattato La Fune – Il Giornale dei Viterbesi (quindi anche il suo) per pubblicarli periodicamente.

Anche questa settimana la pubblicazione dei racconti di Johan Beistler per i lettori de La Fune.


di Johann Beistler

400 PAROLE – Lunedì conobbi Lara, martedì ci fidanzammo, mercoledì ci sposammo, giovedì avemmo un figlio, venerdì litigammo, sabato ci separammo, domenica divorziammo. Quante emme sprecate, ammo, emmo… Troppo veloce questa vita per apprezzarla appieno. Così, ho fatto partire il rallentatore. Lunedi conobbi Gemma; ventisette anni dopo ci fidanzammo; poi dopo ottantacinque anni ci sposammo; e nel giro di settant’anni facemmo un figlio; ma sessant’anni più tardi litigammo e così dopo appena cinquantun anni ci separammo; passarono solo vent’anni e divorziammo. Trecentotredici anni di storia assieme; beh, forse un po’ troppi. Matusalemme si mise a ridere e osservò divertito: “ Mi hai quasi raggiunto”.

Dovevo intervenire di nuovo sul rallentatore, diminuendo i ritmi. Lunedì ho conosciuto Marta; ci siamo fidanzati sette mesi dopo. E dopo altri tre anni e mezzo, ci siamo sposati. Dopo altri due anni abbiamo avuto un figlio. Ma dieci anni dopo abbiamo litigato e tra un litigio e una discussione dopo un mese ci siamo separati. Non ci siamo riconciliati, così dopo un anno abbiamo divorziato. La nostra storia è durata diciassette anni e due mesi. Non molto, ma neanche troppo poco, visto l’andazzo. Ecco, ora i tempi sono ragionevoli. Ho gettato via il rallentatore.

Non lo avessi mai fatto; i tempi sono tornati indietro e si sono accavallati. Così lunedì, mentre conoscevo Lara, Gemma mi faceva l’occhiolino e Marta mi guardava sorridente; ho passato momenti rapidi e lunghi assieme, durante i quali ho avuto storie amorose che si dilungavano e si accorciavano come un elastico impazzito. E giù Matusalemme a ridere… Alla fine, mi sono ritrovato solo; almeno per un momento. Perché
poi mi si sono presentati in ritmo sinusoidale tre ragazzoni sorridenti e gioviali: Arrigo, Filippo e Matteo, chiamandomi ciascuno di loro “papà…”. Non ci ho capito più niente, così sono andato di corsa da Matusalemme a imploragli di darmi un nuovo rallentatore. Lui sempre sghignazzando – quanto si è divertito, il becero… – me ne ha consegnato uno nuovo ammonendomi tra le risate “Tienilo da conto, è
l’ultimo che ti tocca…e fanne buon uso…”.

L’ho messo al massimo. Per adesso, dopo trecentocinquant’anni, ho conosciuto solo un bambina, che come me frequenta la prima elementare. Lei mi ha sorriso; le ho risposto con una linguaccia. Meglio non rischiare.

Attenti alle interconnessioni temporali. Il tempo, si sa, è molto soggettivo e bisogna padroneggiarlo con giudizio. Sennò, come avrebbe fatto Dio a creare il mondo in meno di sette giorni e Matusalemme a vivere santamente per 969 anni?

372 parole,
Ottobre 2024

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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