400 Parole - Pensieri
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Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti mediante microtelecamere collegate al nervo ottico. Si va verso un uomo sempre più cibernetico? Fino all’estremo: perché per ora l’unico organi insostituibile appare il cervello… dove si formano i nostri pensieri e conserviamo il senso della nostra identità…

400 PAROLE – Negli anni passati un autore viterbese che si cela sotto lo pseudonimo di Johann Beistler pubblicava periodicamente sul quotidiano online La Città (diretto da Mauro Galeotti) alcuni suoi brevi scritti. Il contenuto era tra fantascienza e fantasy, con un occhio spesso ironico sull’oggi, e ogni raccontino non doveva superare le 400 parole.

Raggiunta quota 40 raccontini, terminata nel frattempo l’esperienza de La Città, Johann Beistler pubblicò quelli editi (40) con il titolo di “Fantasy max 400 parole”, per i tipi de La Bussola, nel 2022. I vecchi raccontini di Beistler hanno una data che spazia dal 1963 al 2021. Oggi Beistler ha disponibili una trentina di nuovi raccontini, scritti tra il 2022 e il 2025, e ha contattato La Fune – Il Giornale dei Viterbesi (quindi anche il suo) per pubblicarli periodicamente.

Anche questa settimana la pubblicazione dei racconti di Johan Beistler per i lettori de La Fune.

 


Oggi è stata una giornata faticosissima. E’ iniziata con la sveglia, che mi rimbombava nella testa con la proterva insistenza di tutte le sveglie. E poi rivestirsi: che fatica…

La colazione mi è sembrata noiosa, sempre uguale, commisurata alle mie forze e agli impegni di giornata; ma avrei voluto di meglio, magari meno salutare ma più saporito.

Andare al lavoro mi ha pesato; la necessità di districarsi nel traffico mattiniero è sempre complicato, ma il lunedì è diverso, la gente sembra avere il motore imballato dal weekend e tarda a riprendere il suo regime ottimale. In ufficio già stavo pregustando il mio ambiente di lavoro, sempre organizzato, efficiente e confortevole, quando mi è piovuta addosso una quantità di pratiche che definire anormale è una facezia.
E’ che nella notte la Società per cui lavoro ha acquisito un nuovo appalto, ed è stato necessario resettare tutti i meccanismi e tutte le procedure per affrontare al meglio la novità.

All’ora di pranzo sono sceso alla mensa e mi sono fatto uno spuntino; niente di che, mai lavorare a circuiti pieni, come direbbe il nostro capoufficio, un patito della tecnica.

Ho pagato come al solito con il pos sensoriale, ma ho avuto problemi: pare che fosse arrivato il momento di cambiare il chip. Così sono dovuto correre all’Assistenza per farmi aggiornare i dati, ma lì mi hanno trattenuto perché era anche venuto il momento di resettare il sistema.

Quando sono tornato in ufficio, il capo mi ha fatto una scenata perché ero rimasto indietro con il lavoro; è stato necessario fargli rivedere sullo schermo tridi-temporale le vicende in cui mi ero imbattuto. Ma non è che sia cambiato molto, semplicemente sono rimasto a lavorare oltre l’orario di chiusura.

Così si è fatta quasi mezzanotte; tornando a casa ho pensato che avevo solo voglia di riposarmi e quindi mi sono fermato al primo drive automatico ad ingurgitare quella brodaglia oleosa che distribuiscono al volo. Una schifezza, badate, ma almeno avevo fatto il pieno per la notte… Finalmente a casa.

Ho estratto il mio cervello dal corpo macchina, l’ho posato delicatamente nel suo eso-ecocontenitore e mi sono finalmente rilassato. Solo pensieri, senza stimoli esterni. Puri e semplici pensieri. Sentimenti, emozioni e ragionamenti; esaltazioni e villanie; ispirazioni e speculazioni; gioie e tristezze; speranze e delusioni; paure e curiosità. E così pensando, mi sono addormentato. Fino al prossimo suono di quella maledetta sveglia.

 

Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti mediante microtelecamere collegate al nervo ottico. Si va verso un uomo sempre più cibernetico? Fino all’estremo: perché per ora l’unico organi insostituibile appare il cervello… dove si formano i nostri pensieri e conserviamo il senso della nostra identità…

397 parole
Giugno 2024

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Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti mediante microtelecamere collegate al nervo ottico. Si va verso un uomo sempre più cibernetico? Fino all’estremo: perché per ora l’unico organi insostituibile appare il cervello… dove si formano i nostri pensieri e conserviamo il senso della nostra identità…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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