

Negli anni passati un autore viterbese che si cela sotto lo pseudonimo di Johann Beistler pubblicava periodicamente sul quotidiano online La Città (diretto da Mauro Galeotti) alcuni suoi brevi scritti. Il contenuto era tra fantascienza e fantasy, con un occhio spesso ironico sull’oggi, e ogni raccontino non doveva superare le 400 parole.
Raggiunta quota 40 raccontini, terminata nel frattempo l’esperienza de La Città, Johann Beistler pubblicò quelli editi (40) con il titolo di “Fantasy max 400 parole”, per i tipi de La Bussola, nel 2022. I vecchi raccontini di Beistler hanno una data che spazia dal 1963 al 2021. Oggi Beistler ha disponibili una trentina di nuovi raccontini, scritti tra il 2022 e il 2025, e ha contattato La Fune – Il Giornale dei Viterbesi (quindi anche il suo) per pubblicarli periodicamente.
Anche questa settimana la pubblicazione dei racconti di Johan Beistler per i lettori de La Fune.
400 PAROLE – Waldweib si risvegliò nel suo bosco preferito, quello che scendeva lungo il fianco della collina fino alle gorgoglianti acque del fiume, profumato di abeti e baluginante di luci e di riflessi che penetravano a stento tra i folti rami degli alberi. Ma non si sentiva a suo agio. Qualcosa nell’aria vibrava in modo dissonante, come se si intestardisse a stonare. A volte si sentivano lontani e ripetuti rimbombi, come un sussurro di tuono, nonostante il cielo terso e il sole abbacinante.
Cercò di ricordare ciò che era avvenuto il giorno precedente; ma tutto era confuso. Aveva intravisto degli uomini; correvano lungo la radura e si guardavano indietro, come a temere l’inseguimento di qualcuno, o qualcosa, ma dietro di loro non c’era nulla che potesse far paura; solo uccelli in volo, ingenue colombe, falchi inquieti e lo stormire delle foglie al vento di primavera. Ecco, forse era il vento; mormorava qualcosa, ma Waldweib non riusciva a intendere quei sussurri ripetuti, insistenti.
Sentì uno scalpiccio sui rami secchi del sentiero, dietro di lei; si girò e si trovò di fronte il Vecchio Guardiano dei boschi. Lei aggrottò le sopracciglia; cosa ci faceva lì, lui che preferiva la notte? Lui capì al volo la perplessità della fanciulla dei boschi e abbozzò un sorriso triste:
-Stanno accadendo cose nuove e troppo grandi per noi – farfugliò. Poi accennò con un gesto stanco della mano a Waldweib:
-Ai tuoi sogni sono affidati i destini di queste terre –
-Ai miei sogni?- chiese lei, sorpresa.
-Ai tuoi, e a quelle dei tanti spiriti femminili che vigilano sulle terre d’Europa…-
-Cosa sta accadendo?-
-Uccidono le speranze-
Waldweib non capiva; scosse la testa incredula.
-Solo i tuoi sogni possono salvarci- insisté il vecchio.
Walweib allora si ricordò le parole della Signora delle Acque quando le donò i poteri del sogno. Parole arcane che lei, allora, non riuscì a comprendere fino in fondo: -Sogna, misterioso spirito della storia e della fantasia di un popolo, sogna di essere qui e là, ieri, oggi e
domani nelle terre d’Europa, sogna e spera di infondervi e rafforzare quella linfa vitale che, pur fra mille contraddizioni, esprime da secoli gli ideali universali di libertà, di uguaglianza e di cultura –
Waldweib trasse un lungo sospiro. Poi posò la piccola arpa con cui accompagnava i suoi canti tra i boschi e si rannicchiò sopra un masso per riprendere sonno. Doveva salvare l’Europa.
L’Europa da qualche tempo non se la passa bene; disunita, sovranista in alcune sue componenti, spinta ai margini del mondo dalla preponderanza di altri paesi più ricchi e spocchiosi. Ma l’Europa ha una risorsa in più, che gli altri non hanno: il suo incommensurabile bagaglio di civiltà, custodito e protetto dai suoi tanti spiriti superiori…
398 parole
Aprile 2025


















