
Negli anni passati un autore viterbese che si cela sotto lo pseudonimo di Johann Beistler pubblicava periodicamente sul quotidiano online La Città (diretto da Mauro Galeotti) alcuni suoi brevi scritti. Il contenuto era tra fantascienza e fantasy, con un occhio spesso ironico sull’oggi, e ogni raccontino non doveva superare le 400 parole.
Raggiunta quota 40 raccontini, terminata nel frattempo l’esperienza de La Città, Johann Beistler pubblicò quelli editi (40) con il titolo di “Fantasy max 400 parole”, per i tipi de La Bussola, nel 2022. I vecchi raccontini di Beistler hanno una data che spazia dal 1963 al 2021. Oggi Beistler ha disponibili una trentina di nuovi raccontini, scritti tra il 2022 e il 2025, e ha contattato La Fune – Il Giornale dei Viterbesi (quindi anche il suo) per pubblicarli periodicamente.
Anche questa settimana la pubblicazione dei racconti di Johan Beistler per i lettori de La Fune.
400 PAROLE – -Buongiorno, dottore, posso?
La signora che si affaccia alla porta dello studio è piacente, anzi proprio attraente; ma un po’ troppo vistosa.
-Prego…-
-Il dottor Paolo?-
-Sì, si accomodi pure… lei è la signora… –
-Sono la morte…-
Uh, che cognome…
-La Morte… ma non la vedo in elenco…-
-Eh, sì, forse le sembrerà un po’ troppo presto… ma insomma hanno deciso così… deve venire con me –
-Devo venire con lei? E dove?-
-Qui, deve venire con me… qui-
La donna comincia a spogliarsi velocemente.
-Ma che fa? –
-Eh, mi spoglio; se deve venire con me…-
-Ma come sarebbe a dire che si spoglia, e dove devo andare..-
La donna ormai è nuda e si avvicina al medico aggirando la scrivania.
-No, non deve “andare”, deve “venire” con me…venire, ha capito?
-No, non capisco..
-Scusi eh….- La donna aggira la scrivania e si avvicina ancora fino a sfiorare le ginocchia del medico, ancora seduto. Poi si china su di lui e d’improvviso gli scioglie la cintura dei pantaloni. Mentre quello resta un attimo di sasso per un comportamento così imprevisto e assurdo, lei con fare rapido e deciso gli cala pantaloni e mutande, e si accomoda sui suoi genitali.
-Sono la Morte e deve venire con me…- ripete, come se la cosa fosse normale. Poi aggiunge:
-E’ così che si fa, serve alla Vita…-
°°°
Il collega dall’altra stanza sente il gemito e riconosce i segni del malore. Si precipita nello studio di Paolo e lo trova compostamente seduto alla scrivania, privo di conoscenza. E’ appoggiato allo schienale della sedia, ha gli occhi chiusi, le braccia conserte, sempre ben vestito come ogni giorno di visita, una traccia di sorriso sul volto ché sembra dormire e sognare. Cerca di rianimarlo, invano. “Un infarto” pensa fra sé “povero Paolo, così, all’improvviso…”.
°°°°
Una gran luce; gente intorno che sorride. Qualcuno che mi prende in braccio.
-Eccolo, signora, un bel maschietto…
Vorrei chiedere, spiegarmi…. Esplodo in un bel pianto liberatorio. Voglio la mamma e ho fame.
-Come lo chiamerà, signora?
-Paolo, lo chiamerò Paolo.
E se le cose stessero così? Se fosse vero che ogni volta noi andiamo via e poi ritorniamo, senza rendercene conto, in un continuo gioco di riproduzione della vita? Nulla si crea e nulla si distrugge, solo si trasforma…
Febbraio 2026
343 parole


















