

VITERBO – C’è chi dice che il mondo sia diventato piccolissimo, una specie di noce di tufo persa nelle nebbie del piano, e chi invece giura che per vederne i confini tocchi arrampicarsi fin sopra i tetti di Viterbo. Sta di fatto che la faccenda si è fatta seria: per la terza edizione di VITERBOshort sono arrivate ben trecento opere da trentadue nazioni differenti.
Tre secoli fa, un viterbese per vedere uno spagnolo o un kazako doveva attendere un’invasione o un miracolo di Santa Rosa. Oggi, il direttore artistico Michelangelo Gregori s’è ritrovato sulla scrivania pellicole, file digitali e persino diavolerie guidate dall’intelligenza artificiale giunte da ogni angolo della Terra: dal Brasile all’Iran, dal Giappone al Messico, passando per la solita Francia e gli Stati Uniti. In tutto fanno 1.066 corti contati in tre anni. Roba da far girare la testa anche agli Ercoli dipinti nella sala del Consiglio a Palazzo dei Priori.
Al Teatro San Leonardo, che di storie ne ha viste passare parecchie tra quelle mura, dal 16 al 18 ottobre 2026 ci si prepara dunque alla grande abbuffata. Perché il cortometraggio, da quelle parti, non è una cosa da intellettuali con la puzza sotto il naso, ma un pezzo di vita tagliato e cucito alla svelta: c’è la satira che fa ridere amaro, il documentario d’impegno, l’animazione, le roba per i ragazzi delle scuole e i formati girati dritti in verticale per chi ha fretta.
Dietro questa babele di lingue e linguaggi c’è una squadra intera che tira il carretto — tra editori, fotografi, gestori di sale, bistrot e osservatori — a dimostrazione che quando in città ci si mette in testa di far girare le ruote del cinema, la macchina parte davvero.
Ora la direzione artistica sta chiudendosi dentro per scremare, tagliare e scegliere chi merita di salire sul palcoscenico e finire davanti alle giurie. L’appuntamento, segnato con il matitone rosso sul calendario, resta quello di metà ottobre. Il mondo è grande e complicato, d’accordo, ma per tre giorni passerà quasi tutto dentro lo schermo del San Leonardo.

















