
Il Partito Democratico all’attacco dopo la mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni. C’è voluto qualche giorno, esattamente tre, prima che il Pd elaborasse una reazione politica al gesto calato sul tavolo dalle minoranze a Palazzo dei Priori.
Una mozione di sfiducia a Michelini, che difficilmente raggiungerà quota 17 (quella necessaria per mandarlo a casa), ma che comunque rappresenta un siluro politico.
“Vista la presentazione della mozione di sfiducia presentata dalla destra e dai responsabili del disastro amministrativo delle ultime consigliature, martedì 20 ottobre alle ore 17 presso la sede de Pd è convocata la riunione del gruppo consigliare, allargata agli assessori, ai segretari di circolo, ai membri della direzione Unione Comunale e a Segretario Provinciale, per concordare insieme le iniziative da assumere in consiglio comunale e nella città di Viterbo, per forza, tale vergognoso attacco, e allo scopo di rinnovare il nostro appoggio all’amministrazione comunale di centro-sinistra”, è l’intervento del segretario dell’unione comunale Stefano Calcagnini.
Destra e sinistra, le due categorie politiche vengono rispolverate. Anche se al Comune di Viterbo c’è un bel mischietto politico, segno dell’ingresso anche per la città dei papi nell’era post ideologica. Non erano forse di centro destra i vari Taborri, Moltoni, Tofani, Zucchi che hanno portato benedetta acqua elettorale al sindaco Michelini? E Non erano stati questi signori tutti amministratori del centrodestra? Proprio quel centrodestra che, a detta di Calcagnini, avrebbe portato alla rovina la città.
Sempre a onor del vero ci sarebbero altri fattori di confusione nell’analisi impostata. A presentare la mozione di sfiducia non sono solo “le destre”. La mozione è sostenuta dal Movimento Cinque Stelle, che l’ha proposta da tempo, da Fondazione di Santucci che non ha partecipato mai all’attività in Comune, almeno in prima persone. Ma soprattutto è firmata da Sergio Insogna, che certo non è “un fascistone”. Lui no.

















