25 anni di sculture, la mostra di Marco Severini all'Otium
Foto Marco Severini
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VITERBO - Severini, classe 1965, dal 1991 in poi ha realizzato installazioni e tenuto mostre personali e collettive in tutta Italia e le sue opere figurano in numerose collezioni private.

VITERBO – Venticinque anni facendo sculture, Marco Severini li festeggia con una mostra personale all’Otium. Apertura fissata per venerdì 22 settembre alle ore 17.30.

Severini, classe 1965, dal 1991 in poi ha realizzato installazioni e tenuto mostre personali e collettive in tutta Italia e le sue opere figurano in numerose collezioni private.

E’ un artista sperimentatore dei sentieri più profondi, delle emozioni sublimate nei suoi nudi, alla ricerca della natura dell’uomo, delle passioni, svelate nelle sue opere astratte. La vita di ognuno di noi è in continuo sviluppo. Marco Severini traccia il suo percorso in maniera realmente tangibile, segnando ogni passo con opere che sono nei passi di coloro che sanno cercare, riconoscere e vivere le proprie emozioni.

GUARDA LE SUE OPERE

“Cercare, creare, vivere, condividere le emozioni della propria anima è la spinta che si trasmette alla materia. Questo è il senso di quello che faccio”, racconta Severini. 

Nel 2001 inaugura a Roma lo spazio espositivo Rilievi Contemporary Art, dove espone i propri lavori. Il contatto diretto con il pubblico è l’obiettivo. L’opera vive, esiste, in relazione al fruitore e il dialogo interattivo artista-pubblico trova così compimento senza ulteriori filtri. All’attività espositiva delle proprie opere affianca la presentazione periodica di altri artisti e corsi di arti applicate rivolte a tutti.

Le varie tematiche affrontate, dal figurativo, all’astratto, all’arte digitale rispecchiano il suo spirito eclettico e sperimentatore. I materiali classici utilizzati, legno, argilla, ferro, gesso, cemento, bronzo, o i più innovativi come computer grafica e resine sintetiche, impiegati con il gusto e la cura dell’artigiano, trovano un unico filo conduttore nella lettura delle sue opere, segnate dalla necessità della ricerca interiore, chiave indispensabile per volgere lo sguardo al di fuori, al mondo in cui viviamo, alla realtà del quotidiano, specchio per ognuno di noi.

 

 
 
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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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