
VITERBO – Un boato squarcia la zona di Capaci il 23 maggio del 1992. Salta in aria un tratto dell’autostrada A29 ma non è un incidente. Si tratta di un attentato, uno dei più tristemente noti, quello che uccide il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, e gli agenti della scorta: Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. 23 i feriti.
Sono le 17.57 quando la bomba compie una strage. Il piano era stato predisposto al termine di una serie di riunioni tra esponenti di Cosa Nostra, con a capo Salvatore Riina. Il coordinatore delle operazioni era Giovanni Brusca, la modalità da usare: l’esplosivo. Prima di mettere in atto l’azione, verranno fatte anche delle prove con trasmittente e radiotelecomando collegato al congegno.
Il giorno dell’attentato, le Fiat Croma su cui si trovavano il magistrato e la scorta vengono tenute d’occhio e quando arrivano al punto stabilito saltano in aria.
Gli abitanti della zona si precipitano sul posto. Falcone e la moglie sono ancora vivi ma in condizioni disperate e moriranno poco dopo in ospedale.
Quest’anno sarà commemorazione diversa rispetto agli anni passati a causa delle restrizioni per il Covid-19 con più spazi virtuali, senza piazze e cortei, ma con i balconi pieni di lenzuoli bianchi e tante persone affacciate
«La strage di Capaci, insieme all’attentato di via D’Amelio contro Paolo Borsellino e la scorta, ha rappresentato uno dei momenti di massima violenza eversiva dell’attacco della mafia allo Stato», ha ricordato al plenum del Csm il vicepresidente David Ermini nel suo intervento all’apertura dei lavori.
Per Ermini, «Falcone ha dato la sua vita per un paese migliore. Con il suo eroico sacrificio ha dato il coraggio alla società civile, non solo siciliana, di reagire e mobilitare coscienze ed energie a favore di una cultura della legalità. Con il suo sacrificio ha dato l’impulso alle istituzioni, alla magistratura e alle forze dell’ordine per contrastare con interventi ancora più decisi mafie e criminalità organizzata. La sua eredità è per tutti noi cittadini un patrimonio inestimabile, il suo insegnamento è che la mafia può e deve essere sconfitta». Gli ha fatto eco il procuratore generale della Cassazione Giovanni Salvi nel suo intervento al Csm «Giovanni Falcone è presente nella vita di ognuno di noi».


















