
IL CORNER DEL PROFESSORE – Credo che la capitale della cultura europea sia un bel sogno. Credo che la città stia cambiando a ritmo sostenuto. Credo che la vetus urbs sia diventata turistica anche se culturalmente stentiamo a fare il salto di qualità o almeno ad adattarci. Dire che non pianifichiamo o che ci facciamo sorprendere spesso, penso, sia molto più che lecito. Personalmente credo che non ci creiamo il problema.
Del resto molti detti popolari ci guidano: “finché dura fa verdura”, “squadra che vince non si cambia”, “finché la barca va..” Ci è richiesto un nuovo approccio culturale. Visto che non sarà facile, intanto pensiamo alle cose facili: un punto di ristoro di fronte al Palazzo Papale e i bagni pubblici per iniziare. Obiezioni? Questi due piccoli interventi ci metterebbero in corsa. Non più città turistica per caso. Sempre tra le cose semplici, ci sarebbe molto da fare sia da parte dei privati che dalle istituzioni. Su questo siamo d’accordo tutti. Giusto?
Ma la vita, quella che dà grandi soddisfazioni non è facile. Ci sono aspetti molto più complicati. Abbiamo il dovere morale di notare i problemi più seri. Il primo fra tutti: solo 6 anni fa in Italia sono nati almeno 500.000 bambini. Nel 2025 meno di 400.000. Non è certo facile risolvere il problema della bassissima natalità italiana o viterbese ma non significa che funzioni l’approccio dello struzzo. Possiamo almeno provare a concentrarci su un solo aspetto? Credo che comunicare, indicare o sognare un direzione comune potrebbe portare conseguenze sempre più importanti: cosa vogliamo la città diventi in 5, 10, 20 anni?
Se così riuscissimo almeno a dire, qualcuno potrebbe iniziare a programmare, pianificare, e, perché no, fare qualche bambino. Provo a spiegarmi. Qualche illuminato si lamenta che l’Italia sta per diventare una terra di camerieri. Non credo sia un problema, anzi. Se un ragazzo-a iniziasse a farlo e si trovasse bene potrebbe anche pensare di sceglierlo come carriera anziché considerarlo lavoretto part time e pensare di costruire una famiglia.
Stessa cosa per la gestione di qualche B&B o di servizi per i turisti. Continuare a domandarci se il turismo sia una realtà o meno è una stupidaggine. Basta chiedere a chi lavora con gli ospiti: hanno difficoltà a servirli o trovare personale sufficiente per servirli. Ovviamente sperare di poter selezionare tra il personale da assumere quello più qualificato è un sogno.
Appunto, qualche ragazzo-a potrebbe decidere di studiare ricettività e ospitalità. Va benissimo qualsiasi indirizzo di studi ma dobbiamo smettere di intendere come dequalificante lavorare al servizio del turismo. Pensate alla catena Hilton, come pensate abbiano iniziato?
C’è un nuovo mondo fuori e dentro le mura fatto di possibilità e di voglia di fare. La nuova ricchezza è nella trasformazione e nei servizi che non può fare l’intelligenza artificiale.
In realtà esiste anche molto di più. Solo qualche giorno fa la vicepresidente del parlamento Europeo, On. Antonella Sberna, ha lanciato l’dea di un corso di laurea in progettistica europea. Quelli del PNRR, circa 60, sono pochi milioni al confronto di quello che si potrebbe portare in terra di Tuscia con progetti e pianificazione seria: storia, paesaggio e cultura ne abbiamo di meravigliosi.
Ma dobbiamo crederci. Il posto fisso o la ricchezza facile dei commercianti non è di questo secolo. Pensateci un attimo: quanto stress sparirebbe dalla nostra società se i cosiddetti “lavoretti” connessi col turismo diventassero carriere? I ristoratori potrebbero scegliere tra personale qualificato e pagarlo adeguatamente, molti giovani avrebbero una carriera e qualche imprenditore investirebbe. Sembra complesso ma è molto facile: fare il cameriere è una carriera come un’altra. Proviamo a dirlo tutti?


















