2 giugno, il prefetto: "Serve passione e voglia di raggiungere gli obiettivi per vincere la crisi"
2 giugno 2015 00
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Come ogni anno a piazza dei Caduti si è tenuta la cerimonia per ricordare l'importante giornata del 2 giugno. Momento centrale il discorso del prefetto Antonella Scolamiero.

“Serve passione, forza e voglia di raggiungere gli obiettivi per vincere questa crisi. Ho imparato a conoscere il Viterbese, i suoi problemi ma anche le sue risorse. C’è bisogno di volontà e impegno da parte di tutti per vincere le sfide del presente”, questo il messaggio lanciato dalla festa del 2 giugno dal prefetto Antonella Scolamiero.

69 anni fa lo storico referendum dove gli italiani superarono la monarchia e scelsero la repubblica. La prima votazione a cui presero parte anche le donne. Uno spartiacque importante nella storia del Paese e l’inizio, nel bene e nel male, di un’avventura nuova.
Oggi, come ogni anno, nel capoluogo della Tuscia, come in tutte le città d’Italia, la cerimonia per ricordare la festa. Tutto è iniziato alle 10,30 con il plotone di formazione interforze schierato, i medaglieri e i labari delle associazioni combattentistiche e d’arma tirati a lucido e i gonfaloni della città di Viterbo e della Provincia di Viterbo a rendere omaggio.

Momento centrale, sul piano simbolico, del tutto la deposizione della corona d’alloro al monumento ai caduti del Sacrario. Momento sempre toccante, preceduto dall’alza bandiera.

Sul piano del messaggio due momenti importanti: la lettura della lettera inviata ai prefetti dal capo dello stato Sergio Mattarella e il discorso del prefetto.

Il presidente della Repubblica ha invitato al miglioramento dell’amministrazione pubblica, a una maggiore vicinanza ai problemi dei cittadini e alla massima moralità chi amministra la cosa pubblica.

Il prefetto ha puntato tutto su un messaggio di speranza verso il futuro. Una speranza non passiva ma fatta del lavoro e dell’impegno di tutti i cittadini. Ha citato come esempio la presenza di Viterbo a Expo con la Macchina di Santa Rosa e le sue aziende d’eccellenza.
“La Macchina di Santa Rosa è il simbolo della passione, della forza e della capacità di raggiungere i risultati che i viterbesi hanno”, così il prefetto.

La cerimonia si è chiusa con i canti del liceo musicale dell’istituto Santa Rosa di Viterbo.

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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