1979, l'anno degli ufo su Viterbo
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VITERBO - Stava lavorando nel suo campo quando vide, all’improvviso, un oggetto fiammeggiante scendere dal cielo e atterrare a 500 metri da lui

STORIE – Ufo nella Tuscia, la storia dei più significativi avvistamenti avvenuti sul territorio dell’Alto Lazio. Correva il pomeriggio del 13 gennaio 1979 quando successe qualcosa di incredibile sui cieli della strada Tuscanese. O almeno così è stato raccontato da V.Mancini, all’epoca agricoltore quarantenne.

Stava lavorando nel suo campo quando vide, all’improvviso, un oggetto fiammeggiante scendere dal cielo e atterrare a 500 metri da lui.

L’uomo ha raccontato che dall’oggetto sarebbe uscito un essere vivente che avrebbe raccolto qualcosa dal terreno per poi risalire nel mezzo e sparire di nuovo. Di questo avvistamento se ne parlò molto e vennero scritti centinaia di articoli, alcuni pubblicati anche in Argentina.

Un avvistamento ravvicinato del terzo tipo, l’unico che risulta avvenuto nella Tuscia. Ma c’è di più.

UN ANTEFATTO ANCORA PIU’ CLAMOROSO

Un antefatto ancora più robusto e significativo. Il 9 gennaio di quello stesso anno, a poca distanza dal luogo dell’avvistamento dell’agricoltore, accadde un qualcosa di più forte. Un altro avvistamento.

Tre uomini, in località Castel d’Asso, raccontarono di essersi imbattuti in un’enorme sfera dal colore rosso fuoco.

Ma questi uomini erano tre agenti della Squadra Mobile in servizio, dato che in qualche modo rafforza la credibilità della testimonianza. I tre, alla vista dello strano oggetto, tentarono di chiamare la centrale operativa ma la radio dell’auto non funzionò. Secondo il racconto dei tre l’oggetto prese ad alzarsi lentamente, fino a scomparire. Anche di questo fatto scrissero i giornali dell’epoca. E in questo secondo caso si tratta forse dell’avvistamento di oggetti volanti non identificati più credibile della Tuscia.

IL RACCONTO DELL’AGRICOLTORE COME VENNE VERBALIZZATO ALL’EPOCA

“Il pomeriggio del 13 Gennaio 1979, intorno alle 16:30, l’agricoltore Mancini era intento a terminare il lavoro nel terreno di sua proprietà, situato presso il Km 12 della strada che collega Viterbo a Tuscania, il cielo si presentava coperto e il buio serale era ormai prossimo, improvvisamente Mancini viene attirato da un forte bagliore di colore rossastro che si staglia a circa 400 metri da lui “… come quando si guarda la brace sul fuoco…grande quanto un pneumatico di trattore…” la luce era a pochi metri dal suolo, e velocemente la sua luminosità andava attenuandosi fino a spegnersi, fu allora che con grande stupore questo agricoltore intravide al suolo proprio dove si era spento il bagliore, una entità molto piccola (circa un metro di altezza) vestita di un abito bianco latte “…sembrava come quelli che vanno sulla luna…” che si muoveva goffamente; a questo punto il Mancini corre con l’auto ad avvisare due suoi nipoti che si trovano in un vicino ristorante, giunto sul posto mette al corrente del fatto i nipoti che decidono di seguirlo e a quel punto, il Mancini, risalito in auto, gira la chiave dell’accensione e sente uno scoppio forte e secco provenire dall’auto “…in quell’istante intuii che non avremmo più rivisto niente…”. Il Mancini prova una seconda volta e l’auto riparte, ma tornati sul luogo iniziale non c’era più nulla”.

CRONACA DI ALCUNE FOTO SCATTATE IL 13 GENNAIO 1979 INTORNO ALLE 16,30

“Stavo con il mio amico nella mia abitazione in Via Domenico Corvi n° 83 a Viterbo, quando all’improvviso come attratti da non so cosa ci siamo spinti come “automi” sul terrazzo ed abbiamo avvistato un oggetto volante di forma discoidale di colore rosso, che a bassa velocità ed a una altezza di circa 2000/3000 metri circa dal suolo si spostava da Ovest verso Nord (Tuscania – Montefiascone)…

Subito andai a prendere la mia macchina fotografica, disponevo al quel tempo solamente di una “Polaroid”, ma per fortuna era ancora carica di 3 fotografie, il mio amico cominciò molto velocemente a fotografare questo “misterioso” oggetto io nel frattempo ad occhio nudo seguivo attentamente il suo movimento…

Ad un tratto l’ “Ufo” si fermò bruscamente cambiando completamente la sua direzione, cioè da Nord verso Ovest (Montefiascone – Tuscania) molto più velocemente poi con una virata brusca ad angolo retto, schizzò verso l’alta atmosfera sempre in direzione Ovest (Tuscania).

Il mio amico aveva in quei 30/40 secondi scattato tutte le 3 fotografie io prontamente “aprivo” e separavo i negativi dalle foto originali le quali 2 mostravano l’ “UFO” in volo in posti differenti la 3a non mostrava nulla perché era stata separata dal negativo in ritardo.

Molto presto… (per merito o per causa) del mio amico la notizia del nostro “avvistamento” fece il giro di Viterbo…
Che cosa avevo visto ? Ancora oggi non so darmi una valida risposta…

Dalla Testimonianza di Mauro Garberoli, all’epoca tredicenne oggi socio del C.I.S.U.

 

P.s. Le storie e le informazioni riportate in questo articolo sono state riprese dai siti www.ufotuscia.it e www.ufo.it

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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