
VITERBO – La notizia politica del momento? L’assenza di Giulio Marini al meeting organizzato domenica scorsa da Giovanni Arena alle Terme Salus. Una merenda a base di politica in vista dei congressi di Forza Italia dove Arena non ha fatto mancare una buona parola per tutti: dalla sindaca Chiara Frontini al numero uno di Forza Italia nella Tuscia Alessandro Romoli, attuale commissario provinciale.
Arena ha parlato, parlato, parlato ma alla fine la domanda della giornata è stata: dov’è Marini? E allora giù interpretazioni e ricostruzioni. La risposta però, come quasi sempre accade, è semplice: stava a casa sua nella campagna viterbese. Non sappiamo se ancora con la sua amata asina, gradito regalo che ha ricevuto diversi anni fa.
E Marini stava a casa sua perché è sì “il bandolero stanco” ma non è mica fesso. Marini è uno dei pochi che può vantare un valore raro di questi tempi e che, i fatti dimostrano (a differenza di quello che molti pensavo), premia: la coerenza. Ne sa qualcosa Giorgia Meloni, premier da più di due anni con consensi in crescita e il consenso non sta nel partito e non gli arriva da lì ma dalla sua figura premiata dalla coerenza che l’ha contraddistinta per anni e che continua ancora a distinguerla.
E se il nuovo valore politico da tenere sott’occhio fosse davvero la coerenza Marini partirebbe avvantaggiato rispetto a tanti. E allora perché affiancare la propria immagine ad altri forzisti? Anche perché la coerenza che Marini ha non può essere vantata da Arena. E quando Arena si spertica in giudizi verso Romoli e altri su inciuci con Frontini e Partito Democratico critica di fatto un qualcosa che lui stesso ha messo in essere e se lo ricordano tutti. Basta guardare le ultime liste elettorali al Comune di Viterbo e vedere che il sindaco defenestrato di Forza Italia si ripresentò davanti agli elettori candidato consigliere a sostegno della candidata sindaca del Partito Democratico Alessandra Troncarelli.
Ora Marini, che può splendere della virtù della coerenza, può camminare al fianco di Arena e andare alle Terme Salus a mangiare pane e politica insieme a lui? Se fosse schiocco sì ma Marini, forse non è stato pienamente compreso neanche dai viterbesi, è uno degli uomini politici più scaltri che si sono affacciati su piazza del Plebiscito in questi decenni.
Il partito di Marini è diverso dal partito di Arena e naturalmente è ancora diverso da quello di Romoli. Da qui al prossimo voto a Palazzo dei Priori però manca ancora parecchio e potrebbero cambiare molte cose. E alla fine potrebbe valere il motto di Marini “per cambiare non cambiare”. Chissà se nel 2027, quando si voterà a Viterbo, dovesse arrivare dai piani alti (al rinnovo anche della Regione e del Parlamento) l’ordine di riunire la coalizione di centrodestra e ci fosse bisogno di un uomo coerente dove si andrebbe a pescare? Se il candidato sindaco dovesse essere un forzista, anche perché i viterbesi del partito più pesante (FdI) avranno preservate (glielo auguriamo) legittime ambizioni a riconferme su scranni romani e i leghisti non hanno e difficilmente avranno un peso sufficiente ad ambire ruoli apicali, il ragionamento giusto potrebbe essere già scritto: “per cambiare non cambiare”. Con buona pace di Arena.

















