[ngg src=”galleries” ids=”615″ display=”basic_slideshow”]VITERBO – Due ore e mezza circa, questo dura il trasporto di quella che diventa la Macchina di Santa Rosa dal capannone sulla Tuscanese a San Sisto. Due ore e mezza di poche parole, solo quelle giuste, e di occhi che si incrociano un numero non quantificabile di volte.
Parla poco anche Raffaele Ascenzi. Lo incontriamo quando i cinque mezzi del trasporto arrivano in piazza del Comune. Riesce a dirci “sono emozionato”. E’ appena passata davanti a lui quella parte di Macchina che contiene Rosa.
I Fiorillo suonano la musica di queste ore. C’è Vincenzo che ha tutto del direttore d’orchestra: pazienza, lucidità, competenza e cuore. Questa è una storia di cuore. Ogni uomo o donna coinvolto nel montaggio della Macchina fa il suo, Vincenzo riscontra che ogni movimento sia quello giusto. Mirko guarda anche lui, guarda il padre e ha la conferma che cerca: è tutto come deve essere.
Vanno bene i “costruttori di Macchine”, stanno nel momento. Questo è il loro momento. Il tempo di scambiare qualche parola in piazza del Comune con la sindaca Chiara Frontini. Anche lei visibilmente emozionata. Parla poco anche lei. Quando la Macchina arriva l’accoglie facendo il gesto del cuore unendo le mani. Sì questa è una storia di cuore. Quello di questo formicaio di uomini che sanno lavorare ma che non stanno lavorando, vivono.
La Macchina attraversa la città, tra chi guarda sognando il tre settembre e chi prende un cappuccino. Normalità e straordinarietà. Inizia così Santa Rosa 2024.
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