
Notte dell’ultimo dell’anno, Viterbo desolata come non mai. E a pochi chilometri un’idea funzionale, di quelle che qui nella Tuscia sembrano mancare, ha fatto registrare il tutto esaurito. La differenza sta veramente nella colonnina di mercurio?
Freddo ha fatto freddo e in questo non si può negare che l’assessore Antonio Delli Iaconi avesse ragione. Quello che c’è da capire però è altro: la città di Viterbo intende davvero dare concretezza allo spot di “città d’arte, cultura e turismo” o è solo una “fregnaccia” di quelle tipo “città areoportuale”?
Molti viterbesi hanno deciso di trascorrere la notte di San Silvestro a 40 chilometri da casa, nella piccola Orvieto. Cittadina umbra, in provincia di Terni. Qui è il regno di Umbria Jazz Winter, la sorella minore di quell’Umbria Jazz perugino che è sempre stato un grande evento vero.
Ristoranti pieni, pizzerie e bar presi d’assedio. Gente all’acquisto di sciarpe, cappelli e guanti e soprattutto strade piene. Freddo eh, anche a Orvieto ha fatto freddo.
Orvieto e il successo del suo 31 dicembre ci dicono una cosa chiara. A sconfiggere i viterbesi non è il generale inverno, buttato là a giustificazione del nulla organizzato dall’assessore Delli Iaconi. Le ragioni di come sta messa questa città vanno individuate nella penuria d’idee, nella tendenza spesso pelosa a finanziare non tanto quello che servirebbe, ma piuttosto quello che è gradito in certi ambienti. Sulle ragioni poi di questo gradimento bisognerebbe scavare a fondo.
Non c’è uno spazio vero in cui coltivare la libera iniziativa, non ci pare si stiano premiando le idee attraverso i bandi. Eppure il sindaco Michelini è un imprenditore, conosce i pregi del libero mercato e sa quali sono le regole. Anche i soldi pubblici dovrebbero rispondere a certe regole. Gli oltre 100mila euro dei viterbesi spesi per questo Natale 2014 hanno riempito la città come a Orvieto? Hanno aperto un progetto che magari tra dieci anni diventerà come quello d’Orvieto?
Forse ha ragione Delli Iaconi: fa freddo. Ma non si può sperare per sempre che i neuroni dei cittadini rimangano rallentati.


















