Viterbo-Orvieto. Stesso freddo, diverso Capodanno
2015
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Il freddo che sconfigge Viterbo deve essere qualcosa che va oltre la colonnina di mercurio. Deve essere un freddo delle idee, quel freddo dei corpi spenti. Uno di quei gelidi inverni che si vivono quando non si investe in idee e progetti e speranze, ma si acquistano le cose così, come ci dice il gusto personale o ci consigliano gli amici.

Notte dell’ultimo dell’anno, Viterbo desolata come non mai. E a pochi chilometri un’idea funzionale, di quelle che qui nella Tuscia sembrano mancare, ha fatto registrare il tutto esaurito. La differenza sta veramente nella colonnina di mercurio?

Freddo ha fatto freddo e in questo non si può negare che l’assessore Antonio Delli Iaconi avesse ragione. Quello che c’è da capire però è altro: la città di Viterbo intende davvero dare concretezza allo spot di “città d’arte, cultura e turismo” o è solo una “fregnaccia” di quelle tipo “città areoportuale”?

Molti viterbesi hanno deciso di trascorrere la notte di San Silvestro a 40 chilometri da casa, nella piccola Orvieto. Cittadina umbra, in provincia di Terni. Qui è il regno di Umbria Jazz Winter, la sorella minore di quell’Umbria Jazz perugino che è sempre stato un grande evento vero.

Ristoranti pieni, pizzerie e bar presi d’assedio. Gente all’acquisto di sciarpe, cappelli e guanti e soprattutto strade piene. Freddo eh, anche a Orvieto ha fatto freddo.

Orvieto e il successo del suo 31 dicembre ci dicono una cosa chiara. A sconfiggere i viterbesi non è il generale inverno, buttato là a giustificazione del nulla organizzato dall’assessore Delli Iaconi. Le ragioni di come sta messa questa città vanno individuate nella penuria d’idee, nella tendenza spesso pelosa a finanziare non tanto quello che servirebbe, ma piuttosto quello che è gradito in certi ambienti. Sulle ragioni poi di questo gradimento bisognerebbe scavare a fondo.

Non c’è uno spazio vero in cui coltivare la libera iniziativa, non ci pare si stiano premiando le idee attraverso i bandi. Eppure il sindaco Michelini è un imprenditore, conosce i pregi del libero mercato e sa quali sono le regole. Anche i soldi pubblici dovrebbero rispondere a certe regole. Gli oltre 100mila euro dei viterbesi spesi per questo Natale 2014 hanno riempito la città come a Orvieto? Hanno aperto un progetto che magari tra dieci anni diventerà come quello d’Orvieto?

Forse ha ragione Delli Iaconi: fa freddo. Ma non si può sperare per sempre che i neuroni dei cittadini rimangano rallentati.

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti ...
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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