Trentenne morto a pochi giorni dal vaccino anti Covid, i risultati dell'autopsia entro due mesi
tribunale
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VITERBO - La tragica vicenda si è consumata domenica scorsa sul campo di calcetto del paese. Il trentenne, di origini macedoni, stava giocando con gli amici quando all'improvviso si è accasciato a terra. 

VITERBO – Eseguita, questo venerdì mattina, l’autopsia sul corpo del trentenne macedone morto a due giorni dal vaccino anti Covid mentre stava giocando una partita di calcetto a Piansano. A eseguirla su Adenan Jajov la dottoressa Benedetta Baldari.

Entro sessanta giorni la relazione del medico dovrà essere depositata in tribunale. La Procura ha aperto un fascicolo a carico di ignoti. 

La tragica vicenda si è consumata domenica scorsa sul campo di calcetto del paese. Il trentenne, di origini macedoni, stava giocando con gli amici quando all’improvviso si è accasciato a terra. 

Il fatto si è verificato a tre giorni dalla seconda vaccinazione del giovane, motivo che ha acceso sospetti su possibili correlazioni tra i parenti del deceduto, i quali hanno presentato denuncia presso la Procura della Repubblica, al fine di vederci chiaro. 

 

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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