
NEWS ANALYSIS – I dati sul Coronavirus ci dicono che la curva dei decessi, anche se lentamente, si sta abbassando. Questa è una buona notizia e non si può che rallegrarsi di questi numeri.
Però, purtroppo, ci sono altri dati che dovrebbero far preoccupare, o almeno indurre chi di dovere ad una seria riflessione. Mentre la curva dei decessi si abbassa, sta salendo in maniera preoccupante quella dei disoccupati.
Su dieci persone al mondo che lavorano , otto sono chiuse in casa. E quando queste otto torneranno al lavoro una non troverà più il suo posto. Dei sette lavoratori rimanenti, cinque rientreranno in ditta alle stesse condizioni, ma due (specialmente nei settori che non richiedono una particolare specializzazione) saranno costretti ad accettare condizioni lavorative e paghe peggiori rispetto a quelle che avevano prima della crisi.
Dunque c’è un problema economico-occupazionale estremamente serio: un 10% dei lavoratori perderà il posto ed un 20% sarà più sfruttato di prima.
Stare a casa, la cosiddetta “Fase 1”, è la cosa più facile. Molto più complesso sarà ripartire senza lasciare nessuno indietro.
Servirà tirare fuori il meglio della nazione, idee, capitali e voglia di fare. Per far questo è necessario de-burocratizzare il Paese.
E, alla fine di questa riflessione a voce alta, mi vengono in mente le parole del Presidente Pertini nel messaggio di fine anno (1981) agli italiani: “Io credo nel popolo italiano. È un popolo generoso, laborioso, non chiede che lavoro, una casa e di poter curare la salute dei suoi cari. Non chiede quindi il paradiso in terra. Chiede quello che dovrebbe avere ogni popolo”.
A giudicare dai dati di oggi invece è chiedere tanto. Ma sono certo che insieme, e con la giusta mentalità, ce la faremo a superare anche questa fase che, a mio avviso, è quella più complessa e pericolosa.


















