
di Francesco Mattioli
VITERBO – Poveri noi, i soliti viterbesi provinciali e lamentosi. Passa la Mille Miglia, la più importate manifestazione automobilistica sportivo-turistica su strada del mondo, con 450 equipaggi provenienti dai cinque continenti, più altrettanti veicoli di assistenza, che fanno come minimo duemila persone e un museo automobilistico viaggiante di grande significato anche storico e culturale.
Ci sono paesi e città che fanno a gara per vederla passare dalle loro parti e i viterbesi che fanno? Si infuriano per le code chilometriche… E’ un evento che accade una volta all’anno e in città dura tre ore. Possibile che certi automobilisti viterbesi non sappiano regolarsi? Trovare orari, percorsi, occasioni alternative per non infuriarsi come dei buzzurri d’altri tempi? Per fortuna ce sono altrettanti accoglienti, entusiasti, pronti ad offrire Viterbo agli sguardi del mondo e a progettare più intensi rapporti con questa manifestazione.
Ma ci sono altri lati meno confortanti, e riguardano proprio la manifestazione. La Mille Miglia
storica era sì una gara alla morte (nel senso letterale del termine…) tra le case costruttrici di auto da corsa, come Ferrari, Maserati, Alfa Romeo, Bugatti, Mercedes, BMW, Jaguar, Porsche, ma era anche una espressione dell’automobilismo popolare, e vedevi sfrecciare anche Balilla, Aprilia, 1100, Appia, Giulietta, 600, Topolino, perfino l’Isetta e magari le piccole Renault 4CV, ma anche le più grandi Alfa Romeo 1900 e Lancia Aurelia: insomma l’automobilismo della Nuova Italia dell’immediato dopoguerra, con le utilitarie che stavano riempiendo le strade d’allora.
Ricordo il motto dedicato alla Giulietta: “l’auto di famiglia che vince le corse”. Ebbene, da un po’ di tempo nella Mille Miglia, forse per agevolare la partecipazione dei modelli più vecchi, funziona un coefficiente sportivo che favorisce il successo delle auto degli anni ’20 e ’30
e quelle di provato successo sportivo internazionale. Morale: due terzi dei modelli che sfilano sono di quell’epoca o di successi di lungo corso; ho visto nugoli di Alfa Romeo 1750, Lancia Lambda, OM, Bugatti e BMW 328, Mercedes 300 ali di gabbiano, ecc. e poche, pochissime auto da turismo che pure arricchivano la gara vera.
Insomma, più un vanesia rievocazione selettiva della Corsa, che la Corsa. E, forse perché davanti a queste vetture in gara, sfilavano tante Ferrari moderne, perfino le Ferrari d’allora sono rimaste una rarità tra gli iscritti, come le Maserati. Per trovare una vettura vincitrice datata anni ’50 occorre risalire ad oltre vent’anni fa. Vi consiglio di dare un’occhiata alla classifica di quest’ultima edizione: vedrete ai primi quaranta (quaranta…) posti solo auto costruite tra il 1927 e il 1930 (coefficiente 1.80, il massimo)… e di quelle rombanti, non certo una Balilla o un’Aprilia…
Come si vede, la Mille Miglia d’oggi, da testimonianza storico-culturale, da museo viaggiante, si va trasformando in esibizione rumorosa e colorita, dove conta solo l’eccentricità di chi può dare spettacolo… E tanto, per certi viterbesi, nemmeno questo…


















