
VITERBO – Una maschera tragica e grottesca, cinica e comica allo stesso tempo, in cui tutti gli italiani si sono rispecchiati: si può riassumere così la figura di Alberto Sordi, uno dei più grandi attori della storia del nostro cinema, di cui quest’anno ricorre il centenario della nascita.
Il 15 giugno del 1920 è infatti venuto al mondo Alberto Sordi, figlio di un professore di basso tuba, che lo guida sulla strada della musica. A dieci anni Sordi canta da soprano nel coro della Cappella Sistina e a sedici incide un disco di fiabe musicali per bambini.
La grande svolta, però, arriva a diciassette anni e perché nel 1937 fa la sua prima apparizione come comparsa al cinema in «Scipione l’Africano» di Carmine Gallone: il primo successo arriva quando, seppur così giovane, vince il concorso della MGM come doppiatore di Oliver Hardy, a cui darà voce per qualche anno. La bravura come doppiatore lo porta a prestare la voce, tra il 1945 e il 1950, a divi del cinema americano come Robert Mitchum, Victor Mature e Anthony Quinn. Ma non solo: a volte doppia anche interpreti italiani, come succede con Marcello Mastroianni in «Domenica d’agosto». Lavora anche nel teatro leggero e alla radio, prima di diventare una celebrità in campo cinematografico nel corso degli anni Cinquanta.
I successi cinematografici
Federico Fellini lo sceglie come protagonista del suo esordio in solitaria «Lo sceicco bianco» del 1952, ma avrà ancora più notorietà con il successivo «I vitelloni» del 1953, sempre di Fellini, e con l’indimenticabile personaggio di Nando Moriconi in «Un giorno in pretura» (1953), prima, e soprattutto in «Un americano a Roma» (1954), poi.
Con questi primi personaggi nasce la carriera di un interprete che ha saputo rappresentare vizi e virtù degli italiani, all’interno di una galleria di volti indimenticabili.
Tra i tantissimi, come non ricordare il doppiogiochista de «Il moralista», il soldato de «La grande guerra», il sottotenente in «Tutti a casa», il “vigile” e il “medico della mutua” negli omonimi film di Luigi Zampa, la vittima di un errore giudiziario in «Detenuto in attesa di giudizio», il cinico aristocratico Gian Maria Catalan del Monte in un episodio de «I nuovi mostri» o il memorabile signor nessuno di «Un borghese piccolo piccolo». La collezione di personaggi però è davvero interminabile, poiché Sordi è stato anche un prete, un autista, un libertino, un ladro, un malato immaginario e ha ricoperto tantissimi, infiniti, ruoli che ne hanno sancito la grandezza.
Forse, però, la sua più grande prova d’attore è stata nel capolavoro di Dino Risi «Una vita difficile» del 1961, in cui mostra la sua bravura in un ruolo ricco di sfumature anche drammatiche.
Va poi ricordato che Sordi ha iniziato a scrivere copioni ed è anche passato dietro la macchina da presa nel 1966 con «Fumo di Londra». Saranno diciannove i suoi lavori da regista, tra i quali si possono ricordare «Dove vai in vacanza?» o «Il tassinaro».
Riconoscimenti
Una carriera incredibile, che l’ha portato a vincere diversi premi: 4 Nastri d’Argento per «I vitelloni», «Lo scapolo», «La grande guerra» e «Un borghese piccolo piccolo»; un Leone d’oro alla Carriera alla Mostra di Venezia nel 1995, un David di Donatello alla carriera nel 1999, un Orso d’Argento al Festival di Berlino nel 1972 come miglior attore per «Detenuto in attesa di giudizio»; un Golden Globe come miglior attore in un film commedia per «Il diavolo»


















