Viterbo-Orte, una "strada della morte" annunciata: asfalto deteriorato, catarifrangenti spariti a dozzine e vegetazione fuori controllo
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La sicurezza degli automobilisti è seriamente compromessa su un tratto di strada così frequentato e fondamentale. Che non ci sia ancora scappato il morto è solo un caso. Auguriamoci di non doverci ritrovare a scrivere "lo avevamo detto". 

VITERBO – Viterbo-Orte, la più pericolosa strada che attraversa la Tuscia. Peccato sia anche la più importante, visto che unisce il capoluogo (e la quasi totalità dei comuni del territorio viterbese) all’autostrada A1 e alla ferrovia nazionale. Eppure la superstrada, così importante per rompere l’isolamento di centinaia di migliaia di persone, verte in condizioni penose.

Confidiamo sull’Aci Viterbo e sul suo presidente Sandro Zucchi che, almeno sul capoluogo ha dimostrato solerzia di penna e di attività sui giornali, possano funzionare da stimolo verso gli enti preposti alla sistemazione e manutenzione di quella fondamentale strada. ACI Viterbo infatti, finora c’è da dire solo sulle strade del Comune di Viterbo, è intervenuto spesso. Probabilmente fino a oggi non si erano accorti della situazione di tante strade extraurbane e della superstrada soprattutto. Ma ora che leggeranno questo articolo agiranno rapidamente verso ANAS, società dello Stato e quindi verso il Governo con lettere e interventi stampa locali per rassicurare e informare i viterbesi.

Veniamo alla strada “della morte annunciata”. Perché prima o poi sulla superstrada Viterbo-Orte ci scapperà il morto e nessuno potrà fare finta di non sapere quanto stiamo mettendo nero su bianco. Il manto stradale, in entrambi le direzione, è deteriorato in maniera terribile in moltissimi punti. In alcuni tratti se si va a velocità sostenuta, cosa che potrebbe capitare su una superstrada più che su una strada cittadina, si viene proprio sbalzati. Specie se si va in moto.

La segnaletica orizzontale in alcuni tratti è sparita e i catarifrangenti (importanti per la guida in notturna) sono saltati a dozzine. La vegetazione cresce così rigogliosa che la visibilità di buona parte della segnaletica verticale è compromessa. E l’erba restringe in alcuni casi le corsie di marcia. Vere e proprie “fratte” sono crescite addirittura a ridosso dei new jersey di separazione dei sensi di marcia.

La cosa che fa più paura è lo stato di deterioramento dell’asfalto in moltissimi punti, comprese rampe di accesso e di uscita dalla superstrada. La sicurezza degli automobilisti è seriamente compromessa su un tratto di strada così frequentato e fondamentale. Che non ci sia ancora scappato il morto è solo un caso. Auguriamoci di non doverci ritrovare a scrivere “lo avevamo detto”.

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
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Alle 9:30 del mattino salgo a San Martino al Cimino. Qui i Veralli vivono insieme: una manciata di case affacciate su un unico piazzale dove i fratelli e i genitori condividono la vita di tutti i giorni. Nella famiglia di Emanuele ci sono i fratelli Alessandro (il primogenito), Francesco (il secondogenito) e poi c'è lui, il terzo. Emanuele ha 36 anni, è sposato con Anna Maria e dalla loro unione è nata Azzurra, che a oggi ha 4 anni. Ti basta mettere piede su quel cemento per respirare un senso di appartenenza che oggi non si trova quasi più. A darmi il benvenuto ci sono Anna Maria, la moglie di Emanuele, la piccola Azzurra e Benito, il cagnolino di casa. L’aria è distesa, priva di retorica. È la semplicità di un rito che Emanuele ripete da quando è entrato nel Sodalizio dei Facchini.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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