Viterbo invasa dagli storni, è emergenza
GUANO
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Gli stormi che da settimane volteggiano nel cielo di Viterbo, stanno creando un vero e proprio problema igienico sanitario. Si troverà una soluzione?

VITERBO- Belli, evocativi, suggestivi per carità. Dannosi, pericolosi, portatori di sporcizia anche. Sono questi gli aggettivi che possono essere accostati allo strano fenomeno che vive Viterbo orami da diverse settimane: grandi stormi di uccelli migratori che di migrare proprio non hanno la minima intenzione.

Decine di foto e video vengono postate sui social per fermare lo sguardo sulla bellezza dei “disegni” che questi volatili costruiscono, ma forse è il caso anche di guardare anche e soprattutto l’altra faccia della medaglia, quella che ormai fa parlare di emergenza.

Il fenomeno è da ricondurre a fattori di tipo climatico, temperature ballerine oltre la media stagionale e un inverno che non ha dato ancora del suo meglio. Gli uccelli riconoscono “casa” ormai da inizio mese tutti i grandi alberi di viale Trento, piazza dei Caduti, piazzale Gramsci, ma anche cortili di scuole, viali più piccoli ma molto verdi. Unico inconveniente metri di guano che non regalano alla città un odore edificante. 

Macchine ricoperte, ingressi di scuole, androni di palazzi e marciapiedi bersagliati da proiettili di guano che stanno provocando un vero e proprio problema di carattere igienico sanitario. L’odore di questo mite inverno in città è decisamente quello della cacca di piccione o volatile simile.

Quello che resta da fare è interpellare l’amministrazione comunale affinché risolva l’emergenza in modo definitivo: servirsi di falchi potrebbe essere una soluzione. Altri bei borghi italiani hanno optato per questo metodo riuscendo nell’intento. Qualcuno ricorderà che questa soluzione era già stata accennata quando si parlava di piccioni e centro storico. Non si è tentato, ma una soluzione va trovata e in fretta altrimenti oltre che nella bella pista da pattinaggio sul ghiaccio di piazza del Duomo, continueremo a pattinare con le buste della spesa in mano sul guano di piccione.

 

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Alle 9:30 del mattino salgo a San Martino al Cimino. Qui i Veralli vivono insieme: una manciata di case affacciate su un unico piazzale dove i fratelli e i genitori condividono la vita di tutti i giorni. Nella famiglia di Emanuele ci sono i fratelli Alessandro (il primogenito), Francesco (il secondogenito) e poi c'è lui, il terzo. Emanuele ha 36 anni, è sposato con Anna Maria e dalla loro unione è nata Azzurra, che a oggi ha 4 anni. Ti basta mettere piede su quel cemento per respirare un senso di appartenenza che oggi non si trova quasi più. A darmi il benvenuto ci sono Anna Maria, la moglie di Emanuele, la piccola Azzurra e Benito, il cagnolino di casa. L’aria è distesa, priva di retorica. È la semplicità di un rito che Emanuele ripete da quando è entrato nel Sodalizio dei Facchini.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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