Tesoro etrusco a casa di un 89enne nel Biellese. Parte dei 200 reperti provenienti dalla Tuscia (le foto)
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Tutto materiale conservato benissimo, a volte addirittura integro, e proveniente, secondo gli investigatori, dalle azioni che ignoti tombaroli hanno portato a termine nelle necropoli dell'Italia Centrale.

Un museo casalingo pieno di reperti etruschi, parte dei quali con ogni probabilità provenienti proprio dalla Tuscia. Dietro una porta blindata dello scantinato della casa di un ex antiquario 89enne del Biellese i carabinieri hanno trovato, giovedì scorso, un vero e proprio tesoro. Vasi, statuette, specchiere, addirittura diversi gruppi statuari. Il tutto per un valore approssimativamente stimato intorno ai 500mila euro.

Tutto materiale conservato benissimo, a volte addirittura integro, e proveniente, secondo gli investigatori, dalle azioni che ignoti tombaroli hanno portato a termine nelle necropoli dell’Italia Centrale.

Si tratta sicuramente di una delle più importanti operazioni svolte sul territorio biellese negli ultimi anni, ed ha portato al recupero di circa 200 pezzi, ora custoditi al Museo del Territorio Biellese, all’interno del quale potrebbero rimanere a titolo definitivo. Gli uomini del Nucleo Operativo Radiomobile di Cossato, in collaborazione con il Nucleo Tutela Culturale e in presenza degli esperti della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Biella, Novara, Verbano-Cusio-Ossola e Vercelli, sono entrati con estrema cautela, vista l’età avanzata dell’uomo, nell’appartamento di un collezionista residente proprio a Cossato. L’uomo, incensurato, è ora indagato per ricettazione.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Alle 9:30 del mattino salgo a San Martino al Cimino. Qui i Veralli vivono insieme: una manciata di case affacciate su un unico piazzale dove i fratelli e i genitori condividono la vita di tutti i giorni. Nella famiglia di Emanuele ci sono i fratelli Alessandro (il primogenito), Francesco (il secondogenito) e poi c'è lui, il terzo. Emanuele ha 36 anni, è sposato con Anna Maria e dalla loro unione è nata Azzurra, che a oggi ha 4 anni. Ti basta mettere piede su quel cemento per respirare un senso di appartenenza che oggi non si trova quasi più. A darmi il benvenuto ci sono Anna Maria, la moglie di Emanuele, la piccola Azzurra e Benito, il cagnolino di casa. L’aria è distesa, priva di retorica. È la semplicità di un rito che Emanuele ripete da quando è entrato nel Sodalizio dei Facchini.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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