Spot di Viterbo alla stazione di Milano
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VITERBO - L’assessore al turismo De Carolis: “Una straordinaria occasione di promozione per il capoluogo della Tuscia e per tutto il viterbese”

VITERBO – Da sabato mattina, sugli schermi della Stazione Centrale di Milano, per i viaggiatori Frecciarossa e non solo, lo spot promozionale della città racconta lo straordinario patrimonio di arte, natura e cultura di Viterbo. A darne notizia è l’assessore al turismo Marco De Carolis, che aggiunge: “Prosegue così, dopo quanto fatto al porto di Civitavecchia e all’aeroporto di Fiumicino, l’impegno finalizzato alla sempre maggiore visibilità della città di cui dobbiamo saper cogliere fino in fondo tutte le opportunità.

Un progetto che incrocia il lavoro istituzionale costruito con pazienza in questi anni con quello fatto dalle imprese dell’accoglienza, che hanno vissuto un periodo di grandissima difficoltà e che ora possono ripartire in questa rinnovata sinergia tra pubblico e privato.
Ringrazio gli uffici che in queste ultime settimane hanno lavorato senza sosta – ha concluso l’assessore De Carolis – affinché si arrivasse a compiere questo ulteriore passo verso la crescita della nostra città come destinazione turistica”.

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Alle 9:30 del mattino salgo a San Martino al Cimino. Qui i Veralli vivono insieme: una manciata di case affacciate su un unico piazzale dove i fratelli e i genitori condividono la vita di tutti i giorni. Nella famiglia di Emanuele ci sono i fratelli Alessandro (il primogenito), Francesco (il secondogenito) e poi c'è lui, il terzo. Emanuele ha 36 anni, è sposato con Anna Maria e dalla loro unione è nata Azzurra, che a oggi ha 4 anni. Ti basta mettere piede su quel cemento per respirare un senso di appartenenza che oggi non si trova quasi più. A darmi il benvenuto ci sono Anna Maria, la moglie di Emanuele, la piccola Azzurra e Benito, il cagnolino di casa. L’aria è distesa, priva di retorica. È la semplicità di un rito che Emanuele ripete da quando è entrato nel Sodalizio dei Facchini.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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