Signori (Confartigianato): "Impianto geotermico di Castel Giorgio, si abbandonino i preconcetti"
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VITERBO - "Il progetto è stato illustrato alla Camera dei Deputati, dove è stata presentata l’innovativa centrale geotermoelettrica a zero emissioni che verrà realizzata come progetto pilota a Castel Giorgio, in provincia di Terni", così il presidente di Confartigianato Viterbo Stefano Signori.

VITERBO – “Sulla vicenda della realizzazione di un impianto geotermico a Castel Giorgio, nella vicina Umbria, è auspicabile che si trovi una soluzione che da una parte tuteli i territori e dall’altra non leda i legittimi interessi delle imprese. In mancanza di un piano energetico strategico nazionale, l’opportunità di uno sviluppo a basso impatto ambientale, riconosciuto dagli uffici dei ministeri e delle istituzioni competenti, credo possa essere un’interessante idea di sviluppo, soprattutto in assenza di emissioni da combustione fossile e di sostanze invadenti o radioattive come potrebbero essere quelle chimiche o addirittura nucleari – così il presidente di Confartigianato Viterbo Stefano Signori -“.

“Il progetto – continua Signori – è stato illustrato alla Camera dei Deputati, dove è stata presentata l’innovativa centrale geotermoelettrica a zero emissioni che verrà realizzata come progetto pilota a Castel Giorgio, in provincia di Terni.

Io credo che si debbano abbandonare i preconcetti e si debba avere una visione più completa sulla vicenda, considerato che le stesse Nazioni Unite hanno individuato nel geotermico l’unica alternativa al carbone nella produzione di energia, utile soprattutto per la riduzione dell’aumento delle temperature terrestri.

I territori locali non devono pertanto avere paura del cambiamento portato dalla green economy: sì, pertanto, al geotermico, se a zero emissioni e nel rispetto di regole e procedure previste. L’impianto di Castel Giorgio, per intenderci, visti i permessi ottenuti dagli organi di vigilanza e controllo, è un passo verso la green economy molto più di altre risorse rinnovabili presenti sul nostro territorio che rappresentano un pericolo per le coltivazioni agricole di qualità”.

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Alle 9:30 del mattino salgo a San Martino al Cimino. Qui i Veralli vivono insieme: una manciata di case affacciate su un unico piazzale dove i fratelli e i genitori condividono la vita di tutti i giorni. Nella famiglia di Emanuele ci sono i fratelli Alessandro (il primogenito), Francesco (il secondogenito) e poi c'è lui, il terzo. Emanuele ha 36 anni, è sposato con Anna Maria e dalla loro unione è nata Azzurra, che a oggi ha 4 anni. Ti basta mettere piede su quel cemento per respirare un senso di appartenenza che oggi non si trova quasi più. A darmi il benvenuto ci sono Anna Maria, la moglie di Emanuele, la piccola Azzurra e Benito, il cagnolino di casa. L’aria è distesa, priva di retorica. È la semplicità di un rito che Emanuele ripete da quando è entrato nel Sodalizio dei Facchini.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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