Scienza e tecnica
Foto Francesco Mattioli
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L’importante è che una comunità raggiunga una unità “politica” di intenti e comunichi adeguatamente con il team per disegnare assieme un obiettivo praticabile e sostenibile. E’ possibile farlo anche a Viterbo? A volte, dopo aver fatto parte di un team di esperti che ha sottoposto a ben tre diversi sindaci di Viterbo (Michelini, Arena, Frontini) una serie di obbiettivi e di percorsi, senza aver ricevuto alcun reale riscontro, mi viene da dubitarne.

IL PUNTO DI VISTA – Caro Direttore, La Fune è forse l’unico giornale della provincia che riflette con continuità e passione sui destini della nostra Città e della Tuscia, offrendo osservazioni, proposte, stimoli per far riflettere il lettore-cittadino e avanzando pressanti inviti e notazioni per spingere il lettore-amministratore ad agire. Ma è necessario fissare alcune ineludibili condizioni.

1) Che cosa ne è della scienza

Da qualche decennio a questa parte chi ritiene che la scienza sia infallibile è considerato un ignorante oppure un supponente; ma chi crede che vi siano forme di conoscenza della realtà migliori della scienza è altrettanto ignorante e supponente, a meno di non ricorrere alla teologia, che però è altro. Il fatto è che la fisica quantistica ha dimostrato che la nostra conoscenza della realtà è sempre provvisoria, convenzionale, probabilistica; che di conseguenza Popper ha sentenziato che una teoria è valida solo fino a prova contraria; che Merton ha dimostrato che nella scienza agiscono vocazioni diverse, comprese quelle di gruppi di interesse in grado di condizionare la produzione scientifica. Il sottoscritto fa parte del mondo della scienza e vi assicura che le cose stanno effettivamente così.

2) Incertezze e pretese

Essendo caduto quel mondo di certezze che, in alternativa alla fede religiosa, forniva la scienza, qualcuno si è sentito sperso nella giungla della conoscenza. Ma allo stesso tempo si sono scatenati gli impressionisti, gli opinionisti, gli ideologi, quelli che si alzano una mattina e si scoprono portatori di un Verbo, gli stessi filosofi che ragionano sull’inconoscibile e talvolta si pregiano di saperlo interpretare. Ma non mancano neppure i saggi sentenziosi da salotto buono, che sanno argomentare all’ombra protettiva della loro firma d‘autore, e infine i tanti, troppi influencer che le sparano di ogni sui social, pur di rastrellare followers.

3) Una scienza onesta

In realtà la scienza non ha abdicato; è stata solo onesta, e oggi ad essere onesti si rischia di essere prevaricati pure dal primo rubagalline di passaggio. Dunque, la scienza dice che il suo sapere si basa su osservazioni, ricerche, sperimentazioni, verifiche ripetute, e solo dopo azzarda ipotesi interpretative e teorie sulla realtà che ci circonda, mettendole continuamente alla prova. E finché funzionano, va bene così; poi, eventualmente, si andrà di nuovo a studiare.

4) Sapere per fare

Tuttavia, la scienza non opera tanto per sapere; ma anche – e soprattutto – per applicare tale sapere alla soddisfazione dei bisogni dell’umanità. Così, il sapere scientifico viene girato in tecnologia, e se questa dà dei risultati soddisfacenti, significa che alla prova dei fatti certi saperi scientifici funzionano, almeno per quelli che sono gli obbiettivi da conseguire. Di certo meglio che i riti propiziatori di un mago o di uno sciamano. Qualche problema in più lo pongono le scienze sociali: economia, sociologia, psicologia, ecc. Non tanto perché su quello che l’Essere Umano fa, e di cui ha bisogno, lo sappiamo un po’ tutti in grazia dell’esperienza quotidiana personale e degli usi e costumi che si consolidano nella comunità. Piuttosto, perché l‘oggetto di studio delle scienze sociali, l’Essere Umano, è l’unico elemento della natura che non segue necessariamente delle regole, ma è dotato di volontà, personalità, fantasia, e può fare scelte e adottare comportamenti imprevedibili, come non fa né un fiore, né un batterio, né una stella. E questo rende più impegnativo il lavoro di ricerca e di valutazione del dato, alla luce delle teorie acquisite, da parte dello scienziato sociale; impegnativo, ma comunque dirimente rispetto all’impressionismo soggettivo.

5) La logica del coltello

Ma la scienza non è tutto. C’è un complesso rapporto tra scienza ed etica, tra scienza e valori. Noi discendiamo non solo da Abele, ma anche da Caino, usiamo talvolta la scienza e la tecnica in modo discutibile e pericoloso, anche sa per fortuna molti scienziati, sul piano etico, sanno ancora distinguere il grano dal loglio. La conoscenza scientifica è come il coltello. Una metafora che il sottoscritto ha adottato spesso con riferimento all’Intelligenza Artificiale Generativa, ma che si può estendere in generale al rapporto tra Essere Umano e Scienza. La scienza ci dà strumenti. Ci dà un coltello sempre più robusto e affilato. Sta a noi decidere che uso farne. Affettare prosciutto oppure usarlo come arma d’offesa e di violenza? La scelta di come usare la scienza introduce questioni di opportunità, inclinazioni ideologiche, valoriali, scambi di idee, negoziazioni di significati, unità di intenti. La scienza in questo processo non offre solo soluzioni pratiche, ma anche indicazioni su ciò che può – o deve – essere considerato comunque sperimentalmente “vero” (almeno fino a prova contraria).

6) Come affrontare i problemi e le prospettive di Viterbo?

Caro direttore, questa lunga e forse noiosa premessa conduce a porre una domanda: quando si parla di vocazione e di sviluppo di Viterbo, con quali sostegni scientifici – dati e saperi consolidati nelle varie discipline economiche, sociali, culturali, tecnologiche – si argomenta? Certamente si possono – anzi, si devono – esprimere intenti talvolta contrastanti, quelli che “orientano” una scelta su basi etiche, valoriali, sociali, culturali, che si ispirano a differenti modo di vedere. Settant’anni fa si pensava che questa Città avesse bisogno di industrie e ciminiere per crescere. Quarant’anni fa si scoprì che aveva un ricco patrimonio storico-culturale che poteva incontrare gli interessi crescenti di una popolazione che iniziava ad usare il suo tempo libero per il piacere di inebriarsi di arte e cultura. Vent’anni fa a tutto ciò si aggiunse il piacere di vivere il paesaggio e di avvicinarsi ad una alimentazione più sana e naturale. Oggi ciascuno di noi ha le sue ricette personali per salvare o valorizzare Viterbo, il suo centro storico, i suoi dintorni, la Tuscia intera. Ma le ricette personali non sono scienza; sono scelte dettate dalle proprie inclinazioni, certo dalla buona volontà. Che semmai vanno giustificate con il conforto di una scienza, di una “conoscenza” che indichi le tendenze generali in atto, la natura dei problemi, i modi per affrontarli, la loro possibilità di essere risolti.

7) La parola agli esperti

Per tutto questo, sono necessari esperti, gli “scienziati”; quelle persone e qui soggetti collettivi che hanno le competenze scientifiche, tecniche, ma anche professionali per analizzare, valutare e indicare le forze in campo, le scelte, le conseguenze, le possibilità, i rischi e le opportunità. Il paziente esprime un bisogno, è il medico che deve intervenire; certo, il paziente può decidere se curarsi o meno, se fare da sé, se affidarsi ad un improbabile guaritore. Ma con buone possibilità di sbagliare, di ottenere risposte raffazzonate, precarie, che non risolvono i suoi malanni.

8) Tante idee, tante proposte, ma…

Occorre essere chiari: sui problemi, i destini e le opportunità di Viterbo spesso troviamo tot capita, tot sententiae. Bene, ogni idea ha il diritto di essere espressa e finanche presa in considerazione, perché è il prodotto di una intelligenza umana, di un interesse civico. Ma poi ci sono i saperi, quelli scientifici, che fanno aggio sulle impressioni e il sentire dei singoli. Sono i soggetti competenti, riconosciuti come tali, a poter rispondere ai desiderata della gente asserendo che cosa è possibile fare, e come fare. E attenzione: l’era umanistica dei geni multitasking è finita da un pezzo. Oggi non si può dare il caso di un “esperto” che sia tale a livello di economia, architettura, ambiente, storia, sociologia, psicologia, antropologia, diritto, arte e letteratura, comunicazione, event e cultural management, ecc. E’ l’ora dei lavori in team working. L’importante è che una comunità raggiunga una unità “politica” di intenti e comunichi adeguatamente con il team per disegnare assieme un obiettivo praticabile e sostenibile. E’ possibile farlo anche a Viterbo? A volte, dopo aver fatto parte di un team di esperti che ha sottoposto a ben tre diversi sindaci di Viterbo (Michelini, Arena, Frontini) una serie di obbiettivi e di percorsi, senza aver ricevuto alcun reale riscontro, mi viene da dubitarne.

 

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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