RUSSIAMERICA - Turgenev e Yates: seminario sulla gioventù
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Mario Caramitti e Luca Briasco proporranno la lettura parallela di Ivan Turgenev e Richard Yates in un incontro intitolato “Seminario sulla gioventù”.

BIBLIOTECA – Questo venerdì 20 marzo, alle 17.30, per il terzo appuntamento della nuova serie “RUSSIAMERICA – Letture parallele” dedicata al confronto tra letteratura russa e angloamericana, Mario Caramitti e Luca Briasco proporranno la lettura parallela di Ivan Turgenev e Richard Yates in un incontro intitolato “Seminario sulla gioventù”.

L’incontro si svolgerà, come di consueto, presso la sede della Biblioteca consorziale nella sala conferenze “Vincenzo Cardarelli” (viale Trento, 18/E).

I CURATORI

Mario Caramitti
Professore associato, insegna letteratura russa alla Sapienza. Divide le sue forze tra la ricerca (Letteratura russa contemporanea. La scrittura come resistenza, 2010, Classici alla finestra. Sei testi quasi indispensabili della letteratura russa, 2020) e la traduzione (oltre venti libri, da Puškin a Sokolov, da Tolstoj a Venedikt Erofeev), che considera il più prezioso strumento ermeneutico.
Scrive regolarmente di letteratura russa su “Alias” e ha curato antologie sulle avanguardie nuove (Schegge di Russia) e storiche (Fuoco e Sogni), fino alla recente Voci russe contro la guerra (con Massimo Maurizio, open access).

Luca Briasco
Editor e traduttore, ha scritto saggi monografici su Moby-Dick di Melville (La ricerca di Ishmael, 1993), Addio alle armi di Hemingway (Retoriche del conflitto, 2001) e sull’opera di Stephen King (Il re di tutti, 2023), nonché Americana, una panoramica sulla narrativa contemporanea negli Stati Uniti (2016; 2020). Con Mattia Carratello, per Einaudi, ha curato il volume La letteratura americana dal 1900 a oggi: Dizionario per autori (2011).

È stato editor di narrativa straniera per Fanucci ed Einaudi Stile libero, ed è direttore editoriale di minimum fax.
Ha tradotto quasi cento tra romanzi e raccolte di racconti di autori inglesi e americani (Ballard, Caldwell, Harding, Lansdale, ’Nguyen, Yanagihara, tra gli altri), e dal 2018 è la voce italiana di Stephen King.

SEMINARIO SULLA GIOVENTÙ

In due momenti cruciali della storia russa e americana, segnati da profonde trasformazioni sociali e psicologiche, scrittori della generazione precedente leggono le illusioni e le aspirazioni dei loro giovani protagonisti alla luce di un complessivo dissesto etico e sociale, inserendo grandi personaggi femminili al centro della narrazione.

Ivan Turgenev, Alla vigilia

Pubblicato (1860) alla vigilia dell’epocale liberazione dei servi della gleba, Alla vigilia (Nakanune) prelude anche – nel tempo della storia, ambientata nel 1853 – alla disastrosa guerra di Crimea e alle aspettative ingannate dell’epoca di massima fibrillazione ideologica della storia della Russia. Al centro dell’intreccio i dirompenti esiti autunnali delle schermaglie d’amore in un’estate in dacia tra Elena, giovane aristocratica in cerca di un ruolo nel mondo e tre pretendenti, complementari a illustrare quel mondo in ogni stratificazione: l’artista frivolo e talentuoso Šubin, l’intellettuale teneramente bolso d’illimitato altruismo Bersenev, il virile, monolitico, impenetrabile patriota bulgaro Insarov.
Essenza e motore della narrazione è la sapiente orchestrazione autoriale, che miscela schermaglie, motteggi, panorami, idiosincrasie, dilemmi culturali per generare un organismo narrativo fresco e disinvolto, di spiccata, ammaliante fisionomia ritmica e stilistica.
Concentrato su rovelli etici e ideologici cui non si vuol dare, programmaticamente, alcuna soluzione, Alla vigilia può essere inteso come un enorme falso movimento, dietro il quale la vera evidenza e forse il vero intento autoriale è un seminario sulla gioventù, un’epopea della leggerezza, quintessenziale, intrinseca, non a dispetto dell’impegno civile ma in integrale alternativa.

Richard Yates, Revolutionary Road

Quando, nel 1961, esordisce formalmente come narratore con Revolutionary Road – pur avendo già pubblicato su rivista diversi dei racconti che di lì a poco convergeranno in Undici solitudini –, Richard Yates è alle soglie dei quarant’anni e ha alle spalle una vita intera di fallimenti, passi falsi, alcol a fiumi e tabacco a dismisura. È disilluso e minato nella salute. In America si preparano gli anni di Camelot, cui lo stesso Yates contribuirà come ghost writer del Procuratore generale Robert Kennedy, e che precipiteranno, il 22 novembre 1963, con l’assassinio “in diretta” di John Fitzgerald Kennedy.
Ma Yates non vuole parlare del suo presente, o ragionare su un futuro che a molti appare luminoso e che invece si rivelerà tragico: sceglie di raccontare una giovinezza già minata dal male di vivere, una storia di ribellione al conformismo nel nome di quello che, alla prova dei fatti, si rivelerà un conformismo ancor peggiore. Si cala nel passato, quindi, ed esplora l’America dei sobborghi, entrando nell’inferno delle villette tutte uguali in cui i giovani americani vedono spegnersi ogni giorno i propri sogni. Scrive un capolavoro ed evoca un mondo nel quale si è già fantasmi di sé stessi quando ancora ci si illude di essere vivi. Un ritratto d’epoca, così disperato nella sua empatia da non concedere ombra di scampo, o di redenzione.

L’incontro sarà anche trasmesso in diretta sul canale YouTube della Biblioteca:
https://www.youtube.com/@bibliotecaconsorzialeviterbo

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Alle 9:30 del mattino salgo a San Martino al Cimino. Qui i Veralli vivono insieme: una manciata di case affacciate su un unico piazzale dove i fratelli e i genitori condividono la vita di tutti i giorni. Nella famiglia di Emanuele ci sono i fratelli Alessandro (il primogenito), Francesco (il secondogenito) e poi c'è lui, il terzo. Emanuele ha 36 anni, è sposato con Anna Maria e dalla loro unione è nata Azzurra, che a oggi ha 4 anni. Ti basta mettere piede su quel cemento per respirare un senso di appartenenza che oggi non si trova quasi più. A darmi il benvenuto ci sono Anna Maria, la moglie di Emanuele, la piccola Azzurra e Benito, il cagnolino di casa. L’aria è distesa, priva di retorica. È la semplicità di un rito che Emanuele ripete da quando è entrato nel Sodalizio dei Facchini.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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