Poggino, Papalini: “Dall’amministrazione una grande delusione”
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Gli Stati Generali La Fune
Un paio di cartelli che indicassero la possibilità di arrivare dalla Cassia alla Teverina passando per il Poggino, e viceversa. Cartelli che sarebbero stato il simbolo di una prima attenzione dell’amministrazione comunale. Dopo la battaglia a novembre era arrivata l’ordine di istallarli, poi più nulla.

Nemmeno due cartelli (leggi), le priorità sono altre. È la risposta che ha ricevuto l’imprenditore del Cia, azienda del Poggino, Carlo Papalini dall’amministrazione comunale. Un paio di cartelli che indicassero la possibilità di arrivare dalla Cassia alla Teverina passando per il Poggino, e viceversa. Cartelli che sarebbero stato il simbolo di una prima attenzione dell’amministrazione comunale. Dopo la battaglia a novembre era arrivata l’ordine di istallarli, poi più nulla.

“È una grande delusione – ha commentato Carlo Papalini – che mi brucia proprio. Dopo tante battaglie ero riuscito a far approvare la proposta, con tanto di ordine del sindaco Michelini. Ho sollecitato, ma la risposta è curiosa: mi hanno detto che ci sono tante altre priorità e altri cartelli più urgenti. Io non capisco queste dinamiche anche perché nelle nostre ditte in una settimana le cose si fanno. Se io fossi il Sindaco che scrivo ‘che ordino’, poi diventerei una bestia se quella cosa non venisse fatta. Va bene tutto, ma anche presi per il culo no. Bisogna essere pazienti – ancora Papalini – ma preso per il culo no, non mi sta bene”.

La visione da imprenditore reattivo e decisionista mal si sposa con la figura del politico: “Da imprenditore dico che così non può funzionare. Noi combattiamo e cerchiamo di mantenere le nostre attività, è una battaglia che costa cara”. Il bilancio del Comune di Viterbo è in via di discussione, ma nessuno si è fatto sentire per provare a far qualcosa per il quartiere produttivo. “Siamo tutti scollegati – conclude Papalini – non c’è nessun contatto”.

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Alle 9:30 del mattino salgo a San Martino al Cimino. Qui i Veralli vivono insieme: una manciata di case affacciate su un unico piazzale dove i fratelli e i genitori condividono la vita di tutti i giorni. Nella famiglia di Emanuele ci sono i fratelli Alessandro (il primogenito), Francesco (il secondogenito) e poi c'è lui, il terzo. Emanuele ha 36 anni, è sposato con Anna Maria e dalla loro unione è nata Azzurra, che a oggi ha 4 anni. Ti basta mettere piede su quel cemento per respirare un senso di appartenenza che oggi non si trova quasi più. A darmi il benvenuto ci sono Anna Maria, la moglie di Emanuele, la piccola Azzurra e Benito, il cagnolino di casa. L’aria è distesa, priva di retorica. È la semplicità di un rito che Emanuele ripete da quando è entrato nel Sodalizio dei Facchini.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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