Piazza San Carluccio: al via il restyling delle case popolari. Un cantiere per restituire dignità abitativa a 17 famiglie
Foto di Viterbo dall'alto
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A Viterbo sono iniziati i lavori di riqualificazione di 17 alloggi popolari in piazza San Carluccio, finanziati con fondi del Pnrr. L’intervento punta a restituire dignità abitativa con migliorie strutturali ed energetiche.

VITERBO – In piazza San Carluccio, cuore pulsante del centro storico di Viterbo, i ponteggi salgono dove per troppo tempo è scesa l’attenzione. Sono ufficialmente partiti i lavori di riqualificazione dei 17 appartamenti popolari affacciati sulla storica piazza, proprio accanto agli spazi della Zaffera, dove è già in corso un ulteriore intervento finanziato con i fondi del Pnrr.

Il progetto, promosso dal Comune e inserito nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, punta a riportare dignità e vivibilità a un complesso residenziale da tempo in attesa di cure. Un intervento tanto atteso quanto necessario, che si inserisce in una strategia più ampia di recupero del patrimonio edilizio pubblico.

Nei mesi scorsi, per permettere l’avvio in sicurezza del cantiere, è stato necessario liberare temporaneamente gli alloggi, in accordo con le famiglie residenti. Una fase delicata, fatta di incontri, mediazioni e traslochi, che ora lascia spazio ai fatti: muratori, tecnici e gru sono al lavoro per trasformare promesse in pareti solide e infissi nuovi.

Si tratta di una riqualificazione profonda, sia sul piano strutturale che energetico: un “superbonus” mascherato, ma con la sostanza garantita dal Pnrr. Gli interventi prevedono isolamento termico, impianti efficienti, abbattimento delle barriere architettoniche e una generale modernizzazione degli spazi. L’obiettivo quindi è chiaro: rendere questi alloggi più sicuri, funzionali e sostenibili. Una volta completati i lavori, gli appartamenti torneranno ad accogliere i cittadini aventi diritto, secondo le graduatorie comunali.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Alle 9:30 del mattino salgo a San Martino al Cimino. Qui i Veralli vivono insieme: una manciata di case affacciate su un unico piazzale dove i fratelli e i genitori condividono la vita di tutti i giorni. Nella famiglia di Emanuele ci sono i fratelli Alessandro (il primogenito), Francesco (il secondogenito) e poi c'è lui, il terzo. Emanuele ha 36 anni, è sposato con Anna Maria e dalla loro unione è nata Azzurra, che a oggi ha 4 anni. Ti basta mettere piede su quel cemento per respirare un senso di appartenenza che oggi non si trova quasi più. A darmi il benvenuto ci sono Anna Maria, la moglie di Emanuele, la piccola Azzurra e Benito, il cagnolino di casa. L’aria è distesa, priva di retorica. È la semplicità di un rito che Emanuele ripete da quando è entrato nel Sodalizio dei Facchini.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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