Nuova malattia dei noccioleti, si studiano soluzioni per evitare i fitofarmaci
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VITERBO- Nuova emergenza per i noccioleti della Tuscia, al vaglio nuove soluzioni per evitare l'uso massiccio di fitofarmaci

VITERBO. Scoperta nuova malattia dannosa per le nocciole della Tuscia. Al vaglio nuove cure per limitare l’uso di fitofarmaci. 

Queste nuove cure sarebbero tutte di origine naturale ed agirebbero direttamente sulla pianta in modo da preservarla da parassiti e insetti. Il tavolo di confronto sulla questione, intende trovare soluzioni che non danneggino le piante, che diano un prodotto di prima qualità e soprattutto che rispettino l’ambiente. 

Il gruppo di lavoro coinvolge circa 1.700 produttori per un totale di 12.000 ettari di terreno destinato alle nocciole ed è coordinato dal professor Stefano Speranza del dipartimento di scienze agrarie e forestali del Dafne dell’Università della Tuscia. La grande paura è il proliferare della cimice asiatica oltre a quelle già esistenti sul territorio, piccolo insetto ma altamente distruttivo per le coltivazioni di nocciole. 

La causa principale del proliferare di queste nuove specie, sono le gelate primaverili dello scorso anno, anno anomalo anche nel campo delle coltivazioni. 

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Alle 9:30 del mattino salgo a San Martino al Cimino. Qui i Veralli vivono insieme: una manciata di case affacciate su un unico piazzale dove i fratelli e i genitori condividono la vita di tutti i giorni. Nella famiglia di Emanuele ci sono i fratelli Alessandro (il primogenito), Francesco (il secondogenito) e poi c'è lui, il terzo. Emanuele ha 36 anni, è sposato con Anna Maria e dalla loro unione è nata Azzurra, che a oggi ha 4 anni. Ti basta mettere piede su quel cemento per respirare un senso di appartenenza che oggi non si trova quasi più. A darmi il benvenuto ci sono Anna Maria, la moglie di Emanuele, la piccola Azzurra e Benito, il cagnolino di casa. L’aria è distesa, priva di retorica. È la semplicità di un rito che Emanuele ripete da quando è entrato nel Sodalizio dei Facchini.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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