Nel deposito di scorie nucleari anche 17mila metri cubi radioattivi ad alta intensità provenienti dalle 4 ex centrali atomiche italiane
Former Rheinsberg Nuclear Power Plant Is Dismantled
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Il fronte del "No" viterbese ha tutte le ragioni del mondo. Le ragioni della scienza, della tecnica, dell'intelligenza e persino della morale. 

Deposito nazionale di scorie nucleari, la Tuscia ha paura che la scelta possa ricadere sul proprio territorio. Una paura non stupida, non dettata da ragioni ideologiche dell’essere contro a prescindere. Nessuna sindrome del “non nel mio giardino”. A spaventare è essenzialmente il non rispetto delle indicazioni Ispra sull’individuazione del sito. 

Su 51 siti definiti da Sogin come idonei a ospitare il deposito ben 21 si trovano nel Viterbese. Peccato che tra i criteri Ispra c’era la lontananza da falde acquifere e tutti, proprio tutti, i siti della Tuscia in pratica galleggiano sull’acqua. 

Il fronte del “No” viterbese ha quindi tutte le ragioni del mondo. Le ragioni della scienza, della tecnica, dell’intelligenza e persino della morale. 

Nel sito di stoccaggio dovranno andare 78mila metri cubi di rifiuti radioattivi a bassa e media intensità e vi saranno “parcheggiati temporaneamente” 17mila metri cubi ad alta intensità provenienti dalle quattro ex centrali e da altri snodi della filiera dell’atomo.

Questa informazione è importantissima perché ci dà la misura della pericolosità di un simile deposito se realizzato non spaccando il capello delle conoscenze tecnico-scientifiche a disposizione. Il deposito nazionale di rifiuti radioattivi ovviamente non è un gioco ma realizzarlo rispettando tutti i criteri riduce i rischi, li annulla. Costruirlo dove i criteri non vengono rispettati lo rende terribilmente pericoloso. 

“Da anni l’Italia attende di costruirlo, per chiudere con la stagione nucleare finita con il referendum del 1987, e da anni si accumulano ritardi. Perché la politica non decide dove farlo. E dopo essersi data delle regole per guidare la scelta, è tornata sui suoi passi – spiega bene un recente articolo di WIRED -.

Lo stesso ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, si è incartato. Davanti ai no dei 51 siti potenzialmente idonei, ha tentato la carta delle auto-candidature, ma l’unico Comune che si era proposto, Trino Vercellese, ha fatto marcia indietro in due mesi a causa delle pressioni politiche di Fratelli d’Italia in Piemonte. Non ha sortito effetti neanche la ricerca di aree disponibili nel patrimonio del ministero della Difesa. L’ultima uscita, settembre 2024, è quella di distribuire i depositi sul territorio, in almeno tre strutture. Dopodiché sul tema, complice l’avvio della Valutazione ambientale strategica (Vas, una procedura burocratica propedeutica ai lavori) è calato il silenzio”.

L’apertura è stata continuamente posticipata: prima nel 2025, poi 2030, diventato 2032 e, adesso, secondo le dichiarazioni ufficiali dello stesso Pichetto Fratin, si guarda al 2039. Scienziati e medici sono alla base dei Comitati per il “No” nati nel Viterbese. Un fronte solido che si prepara a due grandi manifestazioni: il 6 aprile al Parco Archeologico di Vulci e l’11 maggio la marcia Corchiano-Gallese. 

 

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Alle 9:30 del mattino salgo a San Martino al Cimino. Qui i Veralli vivono insieme: una manciata di case affacciate su un unico piazzale dove i fratelli e i genitori condividono la vita di tutti i giorni. Nella famiglia di Emanuele ci sono i fratelli Alessandro (il primogenito), Francesco (il secondogenito) e poi c'è lui, il terzo. Emanuele ha 36 anni, è sposato con Anna Maria e dalla loro unione è nata Azzurra, che a oggi ha 4 anni. Ti basta mettere piede su quel cemento per respirare un senso di appartenenza che oggi non si trova quasi più. A darmi il benvenuto ci sono Anna Maria, la moglie di Emanuele, la piccola Azzurra e Benito, il cagnolino di casa. L’aria è distesa, priva di retorica. È la semplicità di un rito che Emanuele ripete da quando è entrato nel Sodalizio dei Facchini.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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