Marchetti (Lista Zingaretti): "Sanità, finito Commissariamento potenziare servizi sul territorio"
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Comunicato Paola Marchetti (Lista civica Zingaretti Presidente): "Dopo la fine del Commissariamento, umanizzare le cure e potenziare i servizi della sanità territoriale. Queste le mie proposte.

Comunicato Paola Marchetti (Lista civica Zingaretti Presidente): “Dopo la fine del Commissariamento, umanizzare le cure e potenziare i servizi della sanità territoriale. Queste le mie proposte.

La fine del commissariamento della sanità regionale rappresenta un risultato importante raggiunto dalla Giunta Zingaretti, perché mette fine ad un decennio di scelte politiche di razionalizzazione, dettate e imposte dal Ministero dell’Economia, secondo una logica di contrazione della spesa che ha finito per penalizzare l’insieme del servizio sanitario regionale

Ma quando si parla del commissariamento e delle scelte di questi anni, è bene non dimenticare mai quale sia stata la causa principale e chi siano stati i responsabili politici.

La sanità laziale è stata commissariata a causa dell’enorme indebitamento, prodotto nell’ultimo ventennio, ed esploso in una dinamica fuori controllo, soprattutto con le amministrazioni di destra. Una dinamica che, di fatto, ha impedito alla regione di poter esercitare per intero la propria sovranità su questo settore strategico, fondamentale, per la vita e il benessere di tutti i cittadini.

Ora la fine del commissariamento e la piena assunzione delle funzioni di controllo e di programmazione sulla sanità deve significare in primo luogo la necessità di ripensare e riprogettare la politica sanitaria regionale, a partire da due elementi di fondo per me imprescindibili: umanizzare le cure, anche attraverso una massiccia immissione di nuovo personale nelle professioni sanitarie, a cui garantire formazione costante nella cura della relazione con il paziente; implementare la rete dei servizi sanitari territoriali, rafforzandone il coordinamento con quelli socio sanitari e prevedendo la creazione di presidi intermedi tra le strutture di primo livello e l’assistenza a casa.

Nello specifico, propongo la creazione di centri antiviolenza, nuovi consultori e più in generale “Sportelli donna” che non facciano sentire sola mai nessuna di noi.

Ridurre le liste d’attesa per tutti i cittadini della Regione è un dovere ma garantire i tempi per le prestazioni a pazienti con patologie importanti è vitale!

Bisogna istituire delle “corsie preferenziali” per i pazienti che hanno specifici titoli di esenzioni per malattie gravi.

E’ impensabile, ad esempio, che un malato oncologico non abbia garantite nei tempi le prestazioni richieste dagli specialisti in sede dei controlli periodici, previsti dai protocolli.

Dobbiamo garantire il diritto alla salute anche a chi non può permettersi di pagare prestazioni private.

Partire dalla prevenzione garantita e arrivare a non morire di liste di attesa è dovere di un paese civile e la Regione Lazio può e deve esserlo!”

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Alle 9:30 del mattino salgo a San Martino al Cimino. Qui i Veralli vivono insieme: una manciata di case affacciate su un unico piazzale dove i fratelli e i genitori condividono la vita di tutti i giorni. Nella famiglia di Emanuele ci sono i fratelli Alessandro (il primogenito), Francesco (il secondogenito) e poi c'è lui, il terzo. Emanuele ha 36 anni, è sposato con Anna Maria e dalla loro unione è nata Azzurra, che a oggi ha 4 anni. Ti basta mettere piede su quel cemento per respirare un senso di appartenenza che oggi non si trova quasi più. A darmi il benvenuto ci sono Anna Maria, la moglie di Emanuele, la piccola Azzurra e Benito, il cagnolino di casa. L’aria è distesa, priva di retorica. È la semplicità di un rito che Emanuele ripete da quando è entrato nel Sodalizio dei Facchini.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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