Le opere rubate dalla chiese della Tuscia tornano al loro posto
chiesa canepina
800 Monastero
Riconsegnate questa mattina dai carabinieri di Roma diverse opere rubate nel viterbese nel 2014 e ritrovate a casa di un avvocato della Capitale

Un museo di arte sacra in casa di un avvocato romano, molti degli oggetti provenivano da furti effettuati nel viterbese. A scovare il bottino i carabinieri della stazione di Roma Monte Mario, che questa mattina li hanno restituiti alla curia di Viterbo. Presente alla cerimonia ufficiale di riconsegna anche il vescovo Monsignor Lino Fumagalli, che ha accompagnato i parroci vittime dei furti, ovvero quelli di Piansano, Montefiascone, Tre Croci e San Martino al Cimino.

L’operazione dei militari è partita da un furto nella zona di Terni, che li ha portati dritti all’appartamento dell’avvocato della Capitale. All’interno i carabinieri hanno trovato diversi oggetti sacri in arrivo dalla Tuscia, da Oriveto, dalle Marche e dalle zone de L’Aquila, oltre ad altri beni archeologici di grande valore, come monete d’oro romane.

Questa mattina le parole del comandante dei carabinieri Perna hanno lasciato tutti di stucco: sembra, infatti, che ad operare alcuni di quei furti fosse lo stesso avvocato. Per il momento, infatti, è l’unico imputato della vicenda, mentre le indagini proseguono per trovare eventuali complici.

Monsignor Fumagalli ha ringraziato i militari per il lavoro svolto, mentre ha rivolto un appello ai parroci presenti: quello di non chiudere le chiese, che devono rimanere luoghi aperti di preghiera e di incontro dei fedeli.

Gli Stati Generali La Fune
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Alle 9:30 del mattino salgo a San Martino al Cimino. Qui i Veralli vivono insieme: una manciata di case affacciate su un unico piazzale dove i fratelli e i genitori condividono la vita di tutti i giorni. Nella famiglia di Emanuele ci sono i fratelli Alessandro (il primogenito), Francesco (il secondogenito) e poi c'è lui, il terzo. Emanuele ha 36 anni, è sposato con Anna Maria e dalla loro unione è nata Azzurra, che a oggi ha 4 anni. Ti basta mettere piede su quel cemento per respirare un senso di appartenenza che oggi non si trova quasi più. A darmi il benvenuto ci sono Anna Maria, la moglie di Emanuele, la piccola Azzurra e Benito, il cagnolino di casa. L’aria è distesa, priva di retorica. È la semplicità di un rito che Emanuele ripete da quando è entrato nel Sodalizio dei Facchini.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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