Lago di Bolsena e altopiano dell'Alfina insieme per dire no all'impianto di Castel Giorgio
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BOLSENA - Dopo le iniziative sul Lago di Bolsena, prossime iniziative ad Allerona, Castel Viscardo, Orvieto, Marta (filmati, interventi, sottoscrizioni per i ricorsi) e per finire il 12 ottobre a Castel Giorgio.

BOLSENA – Dopo le iniziative sul Lago di Bolsena, prossime iniziative ad Allerona, Castel Viscardo, Orvieto, Marta (filmati, interventi, sottoscrizioni per i ricorsi) e per finire il 12 ottobre a Castel Giorgio.

“L’azzurro Lago di Bolsena con i suoi dintorni, e l’incantato altopiano dell’Alfina, meravigliose terre sacre agli etruschi e a chi le abita. Queste meraviglie della natura sono ora messe seriamente a rischio da un progetto industriale geotermico recentemente approvato dal governo. E che verrà realizzato a Castel Giorgio, sull’altopiano dell’Alfina – scrive così Vittorio Fagioli del Coordinamento associazioni di Orvietano, Tuscia e lago di Bolsena –

Questo impianto, secondo il parere di autorevoli scienziati, può provocare danni enormi e irreparabili al lago di Bolsena, avvelenandolo con scarichi di veleni tossici. E può innescare terremoti anche seri in una zona sismica che ha anche di recente subito importanti e distruttive scosse. Come avvenuto nel 1957 e nel 2016 a Castel Giorgio e nel 1971 a Tuscania.

Oltre a queste pericolose criticità, vengono dati per possibili gravi incidenti, sia in fase di realizzazione che di gestione dell’impianto, che possono improvvisamente immettere nell’aria, nella terra e nelle acque pericolosi componenti velenosi. Come già avvenuto per l’esplosione di un pozzo geotermico a Torre Alfina nel 1973, quando l’aria divenne improvvisamente irrespirabile sull’altopiano e tutta la vegetazione venne bruciata dai gas.Il rischio serio e consistente di questi enormi danni ad un grande e bellissimo territorio, sono stati sottovalutati, messi sotto silenzio, taciuti da una scandalosa procedura di autorizzazione.

Indecenti conflitti di interessi hanno coinvolto gli uomini preposti alle autorizzazioni ed alle valutazioni, che si sono avvalsi di dati manipolati e falsati, appositamente predisposti per favorire un impianto pericoloso, scarsissimamente produttivo in termini di energia elettrica, e per giunta affidato ad una società che nel suo curriculum non ha mai montato o gestito un solo impianto. Non ha mai montato nemmeno un rubinetto.

La procedura di autorizzazione del progetto è stata un vero scandalo, del quale, prove alla mano, sono stati informati ministri e governi. Ma l’ingordigia degli speculatori, come spesso capita dotati di ottimi appoggi sia nei livelli burocratici che politici, ha favorito comunque l’approvazione.

E questo governo imbelle o corrotto, come tutti i precedenti, lo ha approvato nascondendosi dietro una Valutazione di impatto ambientale positiva fatta da una Commissione scaduta da anni, piena di gente denunciata, in galera, ed infarcita di conflitti di interesse. Tuttora presieduta da un consulente della ditta che vuole fare l’impianto. E sulla base di un progetto approvato dal Ministero dell’Industria da una Commissione Cirm di cui faceva parte il progettista privato dell’impianto. Sostenuta da dati distorti, ma favorevoli elaborati per conto dell’Istituto Nazionale di Geofisica dalla moglie dello stesso progettista privato. E senza voler considerare una serie di altri illeciti gravi compiuti nel processo di autorizzazione. Per non parlare del fatto che la ditta che vuole fare l’impianto ha un solo dipendente spargitore di balle. E le danno il consenso per costruire un impianto pericoloso sia in fase di costruzione che di ordinaria gestione.

I cittadini di questo grande territorio, sostenuti da pressoché tutte le amministrazioni locali, una quarantina tra comuni, province e regioni, si sono battuti per anni contro questo grave pericolo. Ma i governi e le burocrazie hanno uno dopo l’altro colpevolmente consentito che questa vera e propria aggressione andasse avanti rimuovendo ogni principio di precauzione e mostrandosi del tutto insensibili alle vive preoccupazioni della gente per la propria terra, per la propria salute e per la sicurezza dei propri beni e delle proprie attività.

L’economia agricola, turistica ed artigianale di una vasta regione rischia di essere violentata ed annientata da un piccolo impianto che produce solo 5MW di energia elettrica, ma ricchissimi incentivi pubblici per gli speculatori.

Difendiamo insieme le nostre terre, la nostra salute, i nostri beni e le nostre attività dalla minaccia di questa vera e propria sprezzante, predatrice invasione barbarica.

Dobbiamo opporci in ogni modo a questo scandalo. Per la nostra salute, per i nostri beni, per la nostra Terra.

Le iniziative sono in svolgimento con il seguente calendario: Allerona, mercoledì ottobre, ore 21 (atrio scuole Medie in via Sant’Abbondio,1); Castel Viscardo, venerdì 4 ottobre, ore 21 (ex Sala Consiliare in piazza IV Novembre, 10); Orvieto, domenica 6 ottobre (atrio Palazzo dei Sette, apericena con i prodotti biologici del territorio forniti dalla comunità rurale diffusa); Marta, giovedì 10 ottobre, ore 17 (Sala consiliare); Castel Giorgio, sabato 12 ottobre, ore 16, manifestazione di chiusura.

I sindaci, i comitati ed i cittadini e-notizia di pochi giorni fa la Regione dell’Umbria(e forse anche la Regione Lazio) stanno preparando ricorsi al Tarcontro la decisione della Presidenza del Consiglio. A tale scopo è stato lanciato dalle associazioni un crowdfunding (finanziamento collettivo) al seguente IBAN: IT46 C088 5172 9100 0000 0215 289, intestato a: Associazione Bolsena Lago d’Europa, presso la Banca Terre Etrusche e di Maremma – Credito cooperativo, filiale di Bolsena- con la causale: ”Per sostegno ricorsi giudiziari contro la centrale geotermica di Castel Giorgio”. Chiunque vorrà donare soldi farà un atto di difesa del nostro territorio”.

 

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Alle 9:30 del mattino salgo a San Martino al Cimino. Qui i Veralli vivono insieme: una manciata di case affacciate su un unico piazzale dove i fratelli e i genitori condividono la vita di tutti i giorni. Nella famiglia di Emanuele ci sono i fratelli Alessandro (il primogenito), Francesco (il secondogenito) e poi c'è lui, il terzo. Emanuele ha 36 anni, è sposato con Anna Maria e dalla loro unione è nata Azzurra, che a oggi ha 4 anni. Ti basta mettere piede su quel cemento per respirare un senso di appartenenza che oggi non si trova quasi più. A darmi il benvenuto ci sono Anna Maria, la moglie di Emanuele, la piccola Azzurra e Benito, il cagnolino di casa. L’aria è distesa, priva di retorica. È la semplicità di un rito che Emanuele ripete da quando è entrato nel Sodalizio dei Facchini.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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