La polizia stradale di Viterbo festeggia i suoi primi 70 anni
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Inaugurato questa mattina nella caserma di via Palmanova il monumento realizzato dai ragazzi dell'Orioli in ricordo dei caduti e degli appartenenti alla polstrada locale

La polizia stradale di Viterbo compie 70 anni. Una storia che è stata ricordata questa mattina dal comandante Gianluca Porroni durante i festeggiamenti, ai quali hanno partecipato anche il Prefetto Piermatti, il questore Lorenzo Suraci, il presidente della Provincia Mazzola e il vescovo Fumagalli. Nel 1946 la polizia stradale iniziò la sua attività con 14 agenti, oggi sono circa 70 e ogni giorno cercano di prevenire incidenti e infrazioni sulle strade della provincia.

Le celebrazioni sono iniziate alle 10 nella chiesa del Paradiso, dove il vescovo Fumagalli ha ringraziato gli agenti per il loro lavoro educativo. Quello del poliziotto stradale, infatti secondo le parole del vescovo, deve essere un lavoro di educazione, più che di punizione. Anche il comandante Porroni ha voluto sottolineare questo importante lato del loro lavoro: come gli appuntamenti nelle scuole e fra i giovani per l’educazione alle regole del codice della strada.

I festeggiamenti per i 70 anni della sezione di Viterbo sono proseguiti nel piazzale della caserma di via Palmanova, dove è stato  inaugurato il monumento realizzato dagli studenti del liceo artistico Orioli dedicato ai caduti e agli appartenenti alla polizia stradale di Viterbo e provincia.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Alle 9:30 del mattino salgo a San Martino al Cimino. Qui i Veralli vivono insieme: una manciata di case affacciate su un unico piazzale dove i fratelli e i genitori condividono la vita di tutti i giorni. Nella famiglia di Emanuele ci sono i fratelli Alessandro (il primogenito), Francesco (il secondogenito) e poi c'è lui, il terzo. Emanuele ha 36 anni, è sposato con Anna Maria e dalla loro unione è nata Azzurra, che a oggi ha 4 anni. Ti basta mettere piede su quel cemento per respirare un senso di appartenenza che oggi non si trova quasi più. A darmi il benvenuto ci sono Anna Maria, la moglie di Emanuele, la piccola Azzurra e Benito, il cagnolino di casa. L’aria è distesa, priva di retorica. È la semplicità di un rito che Emanuele ripete da quando è entrato nel Sodalizio dei Facchini.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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