Il ruggito de Il Leone, Marini: "Un luogo per coltivare classe dirigente"
giulio marini
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Dalle parti di via Gargana si è materializzato un ruggito. Proprio in quelle stanze che compongono il civico 40, ex sede di Forza Italia e da anni frequentato dal nulla, è tornata la gente.

Dalle parti di via Gargana si è materializzato un ruggito. Proprio in quelle stanze che compongono il civico 40, ex sede di Forza Italia e da anni frequentato dal nulla, è tornata la gente.

Oggi alle 18 la porta sarà riaperta. Nel ruolo di “vallette” Giulio Marini e Daniele Sabatini. Insieme stanno accarezzando Il Leone. Un Centro di Studi e Ricerca. Un’idea che tiene dentro diverse sfaccettature e può essere letta in tanti modi. Molto probabilmente tutti legittimi. “Un luogo per stanare classe dirigente pronta a mettersi al servizio del territorio. Ma anche per incontrarsi, discutere, confrontarsi, non essere d’accordo e trovare sintesi”. La racconta così Marini, il presidente.

Accarezza il ricordo di un imprenditore della migliore Viterbo: Carlo Cardoni. “L’idea de Il Leone era nella sua testa. Purtroppo ci ha lasciati ormai da quasi dieci anni. Ho voluto metterla al mondo anche per sottolineare nel migliore dei modi, a dieci anni dalla morte, quello che è stato un grande amico e un uomo e imprenditore per Viterbo. La sua idea di impresa era sempre collocata all’interno di una crescita della città. Questa la sua migliore virtù. E per costruire la crescita di Viterbo c’è bisogno di ricominciare a fare incontrare le persone, chi ha voglia di mettersi in gioco, confrontarsi, crescere, mettere a disposizione le sue qualità. Decidemmo, come Forza Italia, di chiudere la sede di via Gargana perché mancava il proprietario: la gente. Oggi la gente è tornata e quindi siamo qua a riaprire”.

Scontato chiedere il legame tra Il Leone e i partiti. Marini risponde così: “Li accogliamo a braccia aperte e li invitiamo a esserci e a confrontarsi. Il Leone non sarà una lista civica con il suo simbolo alle prossime amministrative. E’ chiaro che chi ne fa parte potrà decidere di mettersi al servizio dei viterbesi, se questi glielo accorderanno. Ma non stiamo costruendo uno strumento per il Palazzo. Mettiamo in gioco un contenitore, riteniamo che sia la strada migliore per avere buoni frutti a tutti i livelli”.

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Alle 9:30 del mattino salgo a San Martino al Cimino. Qui i Veralli vivono insieme: una manciata di case affacciate su un unico piazzale dove i fratelli e i genitori condividono la vita di tutti i giorni. Nella famiglia di Emanuele ci sono i fratelli Alessandro (il primogenito), Francesco (il secondogenito) e poi c'è lui, il terzo. Emanuele ha 36 anni, è sposato con Anna Maria e dalla loro unione è nata Azzurra, che a oggi ha 4 anni. Ti basta mettere piede su quel cemento per respirare un senso di appartenenza che oggi non si trova quasi più. A darmi il benvenuto ci sono Anna Maria, la moglie di Emanuele, la piccola Azzurra e Benito, il cagnolino di casa. L’aria è distesa, priva di retorica. È la semplicità di un rito che Emanuele ripete da quando è entrato nel Sodalizio dei Facchini.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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