Il prosciutto, il coltello e il sapere come si usa
Foto Francesco Mattioli
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Le intuizioni culturali, sociali e umane possono sorgere ovunque; ma poi, affinché non restino utopie è necessario trasformarle in fatti attraverso la competenza. Che magari è meno fascinosa (per taluni) delle intuizioni, ma è insostituibile strumento di crescita dell’Uomo-Prometeo.

IL PUNTO DI VISTA – Sono lieto di trovare in Pietro Giordano un attento lettore (leggi qui), che ha compreso come scienza e tecnologia non possano venir meno nel progettare il benessere, il futuro, il soddisfacimento dei bisogni umani. Sono lieto perché, asserendo che “sono le intuizioni culturali, sociali e umane a generare sviluppo duraturo”, ha dato sostegno alla mia “logica del coltello”, secondo la quale scienza e tecnica sono il mezzo mediante il quale l’essere umano realizza i propri sogni. Va tuttavia sottolineato che i sogni umani restano tali se non ci fosse, anche a livello di intuizione e di creatività, una buona dose di consapevolezza su ciò che si deve e si può fare. Consapevolezza che necessita di competenza.

Giordano ha fatto l’esempio di Adriano Olivetti e della sua opera sociale e culturale, oltre che produttiva. Conosco bene la storia di Olivetti, perché me ne ha informato il mio maestro Franco Ferrarotti, che fu tra i suoi collaboratori. Ecco, appunto: non solo Olivetti era un ingegnere, che aveva anche fatto studi di architettura e di urbanistica, ma immediatamente, per definire e realizzare concretamente le sue idee, si avvalse di grandi personaggi delle scienze sociali, economiche e urbanistiche del tempo: oltre a Ferrarotti, ricorderei Quaroni, Piccinato, Zevi, Friedmann, ecc. Insomma, se voglio tagliare prosciutto, ho bisogno non solo del coltello, ma di sapere anche come si usa.

Ecco: le intuizioni culturali, sociali e umane possono sorgere ovunque; ma poi, affinché non restino utopie è necessario trasformarle in fatti attraverso la competenza. Che magari è meno fascinosa (per taluni) delle intuizioni, ma è insostituibile strumento di crescita dell’Uomo-Prometeo. Sono certo – e spero – che, nel chiosare i temi della scienza e della tecnica, Pietro Giordano intendesse questo.

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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