Il pagellone de La Fune - La giunta Arena
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IL PAGELLONE - Amministrare un comune non è materia semplice. Capire se quanto si sta facendo ha valore oppure no, nel mentre ci stanno lavorando, è forse ancora più complesso.

IL PAGELLONE – Amministrare un comune non è materia semplice. Capire se quanto si sta facendo ha valore oppure no, nel mentre ci stanno lavorando, è forse ancora più complesso.

A meno che non si voglia dare fiato alle trombe e buttarla sul qualunquismo, il benaltrismo e il chiacchiericcio. Ci perdoneranno i forcaioli, gli azzeccagarbugli e gli sparasentenze ma abbiamo cercato di fare il nostro lavoro. Forse male, magari malissimo, ma con in testa la convinzione di dire ciò che pensiamo fino in fondo. Senza dare seguito ai tiri di giacchetta e alle strattonate. Senza inseguire la popolarità sui social e anzi andando in direzione opposta alle banalità che potrebbero risultare popolari proprio sui social.

Ecco allora le nostre pagelle sulla giunta Arena.

Giovanni Arena. Un sindaco che ama la sua città, che forse non ha a pieno la lettura dello spirito dei tempi e le capacità di veggente per immaginare un futuro prospero ma sta cercando di costruire una sua impronta. Chiamato a barcamenarsi tra i partiti sta riuscendo a navigare. La sensazione che abbiamo è che si trovi a un punto del suo mandato in cui può davvero portare a casa dei risultati, dovrebbe però riuscire a imporsi. A dettare davvero la linea, senza tentennamenti e ripensamenti. 

Se riuscisse a mettere in pratica una strategia dei piccoli passi, con tanto di programmazione, potrebbe arrivare a fine tragitto con qualcosa di utile per Viterbo e per tutti. Gli auguriamo di farcela e di impostare un ragionamento: quello di Viterbo capoluogo; smarrito nel nulla ormai da troppi decenni. Arena può anche non piacere ma il dato di fatto è che oggi è lui il sindaco di Viterbo e giocare la parte dei detrattori non gioverebbe a niente. Gli raccomandiamo coraggio e il voto di incoraggiamento che formuliamo per lui è un voto 7. Un voto che scriviamo con coraggio anche noi, consapevoli delle tante critiche (in realtà si tratta dei soliti professionisti del social) che ci faranno piovere addosso. 

Enrico Contardo. Ha smosso una situazione stagnante sul fronte del verde pubblico, ora deve immaginare di poter andare oltre. Vanno sperimentate nuove strade oltre i soliti giardinetti con i giochi per bambini messi a caso. La sfida che raccomandiamo a Contardo è di rendere Viterbo la città più verde del Lazio. Aprire parchi nelle disponibilità di realtà private ma che potrebbero migliorare la città. Pensiamo, per esempio, al Boschetto di San Crispino. Aprirlo al quartiere dei Capuccini e ai viterbesi tutti sarebbe la conquista di un grande polmone nel cuore della città. 

Contardo sta cercando di mettere mano anche al comparto Termale. Ancora non si sono visti grandi risultati ma sta lavorando. Anche per lui riteniamo che sia importante incoraggiare: voto 6.5.

Elpidio Micci. Uomo mite, cordiale, capace di fare la differenza nelle urne. Si tratta di un mediano, che cerca di tenere in ordine il proprio campo. Voto 6.

Claudio Ubertini. Sta affrontando un tema delicato come lo sviluppo urbanistico. Vorremmo sentirlo tornare a parlare di recupero dell’ex ospedale degli Infermi, della zona di Porta San Pietro. Ci piaceva molto l’assessore dinamico dei primi mesi di mandato, in grado di proiettare sulla città delle visioni anche coraggiose. La pesantezza del terreno in cui è chiamato a muoversi sembrano averlo ingessato. L’augurio che gli rivolgiamo è di trovare energia per un rilancio della propria azione politico-amministrativa. Voto 6.

Antonella Sberna. Persona capace, alle prese con uno dei puzzle più complicati e delicati dell’amministrazione. Sta cercando di costruire, nonostante le non poche difficoltà. Dovrebbe riuscire a lanciare più giovani, realtà giovani e fare respirare il sistema che gira intorno al suo assessorato. Aprire le finestre e immettere aria nuova giova. Voto 6. 

Laura Allegrini. Solida, presente, concreta. Il cavallo su cui fa più fatica a stare è sicuramente quello del centro storico. Anche perché non si tratta certo di un purosangue ma di una specie di mulo. Un mulo tuttavia importantissimo. E’ chiamata al miracolo, riportare in vita un moribondo. Diciamo però che la sua lunga esperienza dovrebbe tornare utile. Voto 6,5.

Alessia Mancini. Potete dire tutto ma non che non sia dinamica e ci stia mettendo il cuore. Presente, pronta a dare risposte, coinvolta al cento per cento dentro il suo incarico. Secondo noi ha toppato sul fronte della chiusura dei locali del centro ma una cosa preziosa è riuscita a portarla a casa anche su quel fronte: riportare la politica a decidere, a governare lo sviluppo. E siamo convinti che a un certo punto tutti capiranno che meglio chiudere un B&B, o piuttosto fargli comprare finestre a isolamento acustico, che sbaraccare la movida e i posti di lavoro di chi è riuscito a mettere in piedi locali di successo. L’assessore Mancini sta dimostrando di avere visione e coraggio. Voto 6,5.

Marco De Carolis. L’Unione sta andando dritto, il Natale viterbese e il Capodanno sono vivi e vegeti, la tassa di soggiorno cresce e in pentola bollono importanti novità. Spesso sotto il mirino l’assessore De Carolis sta camminando, passo dopo passo, verso dei risultati. Voto 6.5.

Paolo Barbieri. Un assessorato più ragionieristico il suo dove c’è poco da inventarsi. Voto 6.

Ludovica Salcini. L’ultima arrivata nella giunta Arena con in mano una delega (l’Agricoltura) che una volta capita può permettere di fare grandi cose in un capoluogo come Viterbo. Voto 6.

 

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Alle 9:30 del mattino salgo a San Martino al Cimino. Qui i Veralli vivono insieme: una manciata di case affacciate su un unico piazzale dove i fratelli e i genitori condividono la vita di tutti i giorni. Nella famiglia di Emanuele ci sono i fratelli Alessandro (il primogenito), Francesco (il secondogenito) e poi c'è lui, il terzo. Emanuele ha 36 anni, è sposato con Anna Maria e dalla loro unione è nata Azzurra, che a oggi ha 4 anni. Ti basta mettere piede su quel cemento per respirare un senso di appartenenza che oggi non si trova quasi più. A darmi il benvenuto ci sono Anna Maria, la moglie di Emanuele, la piccola Azzurra e Benito, il cagnolino di casa. L’aria è distesa, priva di retorica. È la semplicità di un rito che Emanuele ripete da quando è entrato nel Sodalizio dei Facchini.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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