Divieto di accesso ai locali pubblici di tre anni per il 25enne che ha aggredito personale di sicurezza di una discoteca
Foto polizia
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VITERBO - Un addetto alla sicurezza di un locale cittadino aveva impedito l'accesso al giovane perché il locale era in chiusura e perché in compagnia di un amico visibilmente ubriaco.

VITERBO – Nell’ambito della costante attività preventiva finalizzata a contrastare il fenomeno dei comportamenti violenti e del bullismo presso i locali pubblici, il Questore di Viterbo, su istruttoria curata da personale della Polizia di Stato della Divisione Polizia Anticrimine della Questura, ha adottato un provvedimento di Divieto di Accesso a Locali Pubblici o aperti al Pubblico e ad Esercizi Pubblici, c.d. “Daspo Willy”, nei confronti di un pregiudicato italiano di 25 anni, residente in un comune della provincia.

In particolare l’uomo, che annovera diversi precedenti per reati contro la persona e il patrimonio, lo scorso mese di ottobre, è stato bloccato all’ingresso di una discoteca cittadina dal personale della sicurezza, sia perché il locale era prossimo alla chiusura e sia perché le condizioni fisiche di un suo amico erano visibilmente compromesse dall’abuso di alcool.

Non potendo entrare in discoteca l’uomo ha aggredito l’addetto alla vigilanza sferrandogli un pugno in faccia per poi darsi alla fuga. Il malcapitato, che riportava la frattura del setto nasale, era ricorso alle cure mediche presso l’ospedale di Belcolle, dove veniva giudicato guaribile con prognosi di 30 giorni.

Alla luce di quanto sopra, il soggetto veniva dapprima rintracciato e denunciato per lesioni personali e poi sottoposto dal Questore di Viterbo al provvedimento di Divieto di Accesso a Locali Pubblici o aperti al Pubblico e ad Esercizi Pubblici, c.d. “Daspo Willy”.

La misura di prevenzione costringerà l’uomo a rimanere lontano dai locali pubblici e di pubblico intrattenimento, nel Comune di Viterbo, per tre anni, dalle ore 18,00 alle 06,00.

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Alle 9:30 del mattino salgo a San Martino al Cimino. Qui i Veralli vivono insieme: una manciata di case affacciate su un unico piazzale dove i fratelli e i genitori condividono la vita di tutti i giorni. Nella famiglia di Emanuele ci sono i fratelli Alessandro (il primogenito), Francesco (il secondogenito) e poi c'è lui, il terzo. Emanuele ha 36 anni, è sposato con Anna Maria e dalla loro unione è nata Azzurra, che a oggi ha 4 anni. Ti basta mettere piede su quel cemento per respirare un senso di appartenenza che oggi non si trova quasi più. A darmi il benvenuto ci sono Anna Maria, la moglie di Emanuele, la piccola Azzurra e Benito, il cagnolino di casa. L’aria è distesa, priva di retorica. È la semplicità di un rito che Emanuele ripete da quando è entrato nel Sodalizio dei Facchini.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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