Dal Poggino, Spatarra: "Ci diano quello che ci meritiamo"
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Tra le imprese che danno valore al Poggino c’è anche il gruppo Cambielli, leader in Italia per arredo bagno e ricambi idraulici che ha scelto Viterbo per aprire una delle sue sedi. Valerio Spatarra, ne è uno dei protagonisti e insieme ad altre decine di imprenditori ha avviato la campagna per il lancio del Parco commerciale e artigianale del Poggino.

Non solo commercio, non solo servizi alle imprese. Anche attività artigianali. Tra le imprese che danno valore al Poggino c’è anche il gruppo Cambielli, leader in Italia per arredo bagno e ricambi idraulici che ha scelto Viterbo per aprire una delle sue sedi. Valerio Spatarra, ne è uno dei protagonisti e insieme ad altre decine di imprenditori ha avviato la campagna per il lancio del Parco commerciale e artigianale del Poggino. Ieri è stato ospite di Radio Verde durante l’anteprima di Sbottonati 2017. “Ci siamo coalizzati – spiega – per ridare un po’ di vita a questa zona, che è stata abbandonata a se stessa. È una zona interessante che include aziende del luogo e anche altre come la nostra che vengono da fuori e hanno scelto Viterbo”. L’obiettivo è chiaro, ormai. “Cerchiamo – ribadisce – di farla conoscere di più dai viterbesi, ma non solo. Anche da chi dovrebbe intervenire qui perché il Poggino non è periferia, ma una attività vera e propria”.

L’auspicio è che “i viterbesi – aggiunge – capiscano che non ci sono solo i grossi centri commerciali, ma anche attività piccole, medie e grandi in una zona più ampia e a misura d’uomo. Più tranquilla rispetto al classico centro commerciale. Qui si potrebbero fare passeggiate più tranquille”.

L’augurio però è che il Poggino non rimanga da solo in questa battaglia. “Mi auguro che ci vengano incontro sistemando la viabilità e aggiornando i servizi che rendano il parco sostenibile e che possa così attirare i privati. Sogniamo che le istituzioni e chi deve pensare a questo aspetto si rendano conto che il Poggino può dare di più di quel che esprime. Sarebbe importante per tutto il Lazio. Ci diano quello che meritiamo”.

Ecco il nodo dolente. Le istituzioni cosa possono fare? “Servirebbero meno chiacchiere. Io sono per le politiche del fare, spero che Comune e Provincia e Regione inizino a fare. Ad esempio si dovrebbe dare sbocco a questa via chiusa e fine a se stessa, chiusa senza senso tra due grandi arterie come la Teverina e la Cassia. Poi bisognerebbe dare decoro per le fogne e le strade che servono la zona”. Ma sono solo esempi.

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Alle 9:30 del mattino salgo a San Martino al Cimino. Qui i Veralli vivono insieme: una manciata di case affacciate su un unico piazzale dove i fratelli e i genitori condividono la vita di tutti i giorni. Nella famiglia di Emanuele ci sono i fratelli Alessandro (il primogenito), Francesco (il secondogenito) e poi c'è lui, il terzo. Emanuele ha 36 anni, è sposato con Anna Maria e dalla loro unione è nata Azzurra, che a oggi ha 4 anni. Ti basta mettere piede su quel cemento per respirare un senso di appartenenza che oggi non si trova quasi più. A darmi il benvenuto ci sono Anna Maria, la moglie di Emanuele, la piccola Azzurra e Benito, il cagnolino di casa. L’aria è distesa, priva di retorica. È la semplicità di un rito che Emanuele ripete da quando è entrato nel Sodalizio dei Facchini.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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