Chi e come è ascoltato il cittadino a Viterbo?
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Gli Stati Generali La Fune
VITERBO - L’Amministrazione deve essere il destinatario privilegiato degli appelli, delle segnalazioni e delle richieste del cittadino, creando sistemi di ascolto facili da interpellare. A Viterbo è mai stato così? Oggi lo è?

di Francesco Mattioli

VITERBO – Si legge sulle dichiarazioni programmatiche di partiti e candidati in occasione delle tornate elettorali che, qualora vengano chiamati ad amministrare, lo faranno “al servizio del cittadino”, cioè che saranno al servizio di tutti indistintamente. Il che, in un regime democratico, dovrebbe essere ovvio; ma che viene ribadito a scanso di equivoci o per controbattere i sospetti dell’uomo della strada (mi scuso per il termine poco woke, ma è tanto per dire) e quelli degli avversari sulla possibilità che, una volta presi i poteri, il vincitore amministri a proprio vantaggio ed esclusivamente a quello dei suoi sodali.

“Sarò il presidente di tutti”, oppure “Sarò il sindaco di tutti” sono proclami di tale ovvietà che viene il sospetto che nel senso comune un presidente o un sindaco siano totalmente e normalmente di parte; come dire, dei dittatori.

Se la Costituzione Italiana avesse orecchi e voce, a sentire questi proclami potrebbe rispondere: “E vedi un po’…Ci mancherebbe altro…”.

Fatta questa premessa, suppongo che una Amministrazione Locale, oltre ad occuparsi di opere pubbliche, di sostegno agli indigenti, di promozione culturale, di rinforzo all’economia e via governando, sia attenta ai bisogni espressi dai singoli cittadini e cerchi di rispondere con sollecita efficienza.

Ovviamente non sto parlando di obiettivi di grande respiro. Perché la fisionomia ideologica di un partito rispetto ad un altro può indurre ad elaborare programmi diversi, o con diversa priorità: miglioro prima le strade e le fognature o intervengo nelle scuole? Sono più propenso a spendere in spettacoli popolari che soddisfano le aspettative di un pubblico trasversale, o in programmi di èlite culturale che lanciano la città
sulle scene nazionali che contano?

Miglioro la circolazione automobilistica privata oppure la scoraggio inducendo ad usare più spesso i mezzi pubblici? E via promettendo, soddisfacendo o deludendo…

Ma resta il fatto che l’Amministrazione deve restare democraticamente, direi eticamente, in ascolto del cittadino, con l’intento di rispondere ai suoi richiami, alle sue necessità, a suoi suggerimenti. E non solo per motivi per così dire “deontologici”; ma anche per puro opportunismo, per evitare che il cittadino scontento, e inappagato, vada a portare legna al fuoco delle opposizioni lacrimando le proprie delusioni presso di esse e i media che le appoggiano.

Si badi bene: qui non si tratta di deludere chi ha idee, valori o priorità programmatiche diverse. Ci sta. Ma qui si tratta di ascoltare i bisogni quotidiani, che non hanno colore politico: la buca per la strada, l’erba alta nel parco giochi, l’illuminazione che non funziona in quella via, i rifiuti non raccolti, una barriera architettonica, l’atto vandalico ignorato, il parcheggio selvaggio, ecc. Esigenze “oggettive” per una civile
convivenza che meritano una risposta il più possibile immediata e mirata. Risposta che può anche essere dilazionata nel tempo, spiegandone i motivi legati alla natura stessa dell’azione amministrativa, ma in tal modo dando comunque importanza e attenzione alla richiesta fatta.

In ogni caso, la risposta diventa più sollecita e rispettosa del cittadino se l’Amministrazione si dota di strutture permanenti di ascolto e di
pronto intervento. In altri termini, l’Amministrazione deve essere il destinatario privilegiato degli appelli, delle segnalazioni e delle richieste del cittadino, creando sistemi di ascolto facili da interpellare.

E’ un dovere etico per chi governa. Ed è una occasione per fidelizzare la comunità, non solo e non tanto ricorrendo ad eventi di massa, dove
l’individuo partecipa ma si sente uno dei tanti, ma personalizzando il rapporto con il singolo fino a farlo sentire in qualche modo anch’egli protagonista della gestione della convivenza civile urbana. Ed è infine un modo per evitare che venga adottato e sfruttato dall’avversario politico.

Esiste spesso, nel sito di un Comune, uno sportello dedicato ai rapporti con il pubblico. Per lo più, nessuno ne conosce l’esistenza; molti non sanno utilizzarlo; spesso non dà risposte, al massimo un “grazie della segnalazione” o un “le faremo sapere” che assomiglia più che altro ad uno sbadiglio distratto; sempreché non esiga una pec… Ricordo peraltro che, a seguito di una indagine promossa dall’Università Sapienza di
Roma, finanziata dal Comune e diretta dal sottoscritto, una dozzina di anni fa fu aperto uno sportello telematico: “Viterbo città sicura e sodale”; che consentiva al pubblico di segnalare ogni problema di sicurezza: non solo e non tanto di ordine pubblico – per quello c’è il 112 – ma relativo all’igiene, alle barriere architettoniche, a minacce strutturali, ecc.

Quello sportello non ha mai funzionato; e nel frattempo non decolla la sorveglianza di vicinato… Ma c’è di meglio. Lo propongo qui, in ossequio all’invito di Giulio Della Rocca ad essere concreti, con la speranza che qualcuno in Giunta lo legga…

a) Creazione di una squadra di pronto intervento multiplo (anche basata su uffici diversi) che rapidamente risolva quei problemi di varia natura (ne abbiamo fatto cenno in precedenza) che esigono risposta immediata, anche al di là di programmi e progetti comunali già avviati e appaltati.

b) Creazione di una rete efficiente ed efficace, di carattere informatico, che consente il passaggio immediato dalla segnalazione del cittadino alla verifica del problema e di qui alla soluzione.

c) Creazione di numerosi punti di ascolto stabili e di facile accessibilità nel tessuto urbano per la presa in carico della segnalazione e con immediata – seduta stante – soluzione o impegno scritto a risolvere da parte del Comune. I punti di ascolto potrebbero essere collocati in piazze o centri di aggregazione sociale, nel centro storico, nei quartieri periferici, nelle frazioni; potrebbero essere ospitati in gazebo, stand o in altri spazi sulla via, tutti i giorni o a giorni alterni.

d) Ai cittadini che facessero uso dei punti di ascolto si chiederebbe di registrare e firmare la segnalazione, e qualora fosse necessaria una verifica locale del problema prima dell’intervento, verrebbe data risposta e, soprattutto, soluzione alle loro istanze in tempi brevissimi, proprio grazie alle squadre di pronto intervento e alla rete informativa comunale.

Scena tipo:
Gazebo fisso in Piazza del Plebiscito, ore 11
-Buongiorno, devo fare una segnalazione. Ero di passaggio e ho visto il gazebo…
-Buongiorno signora, come posso esserle utile?
-Ecco: abito in via (omissis): la via è piena di immondizia abbandonata da giorni e un lampione è spento.
-Bene. Attenda che mi collego con l’ufficio di competenza; mi dà un documento di riconoscimento?
-Ecco la carta di identità-
-Grazie-
L’impiegato smanetta sul pc, poi si collega con l’ufficio.
Scrive: la sig.ra Maria Rossi segnala che in via (omissis) ci sono dei rifiuti abbandonati da giorni e un lampione è spento.
Sullo schermo del pc scorre la risposta degli uffici: per i rifiuti, oggi sarà provveduto alle 14.30 e per il lampione domani alle 17 per
motivi tecnici.…
L’impiegato si rivolge alla signora: – Allora, i rifiuti verranno ripuliti oggi alle 14,30 e il lampione sarà riparato domani alle 17, dalle
squadre di pronto intervento… ecco, le ho stampato il foglio con l’accettazione e la presa in carico…
-Grazie-
-Grazie a lei, signora-

Insomma, basta con le lamentele esibite sui giornali tanto per mettersi in mostra o perché si diffida dell’attenzione del Comune. Ma ovviamente deve esserci accoglienza, attenzione, rapidità ed efficienza nella risposta e nel provvedimento.

Una convivenza civile esige sia che l’Amministrazione pratichi l’ascolto sistematico dei bisogni dei cittadini, dando immediate e efficienti risposte a ciascuno di loro individualmente (e non a chi se ne intesta la rappresentanza…); sia che i cittadini scelgano i canali corretti, specie se facilitati, per dare un contributo di partecipazione reale alla vita di comunità. Tutto il resto, da ogni parte giunga, rischia di diventare solo una parte in commedia.

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
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“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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